Sull’università del Cibo finalmente Cesena torna a fare sistema

Per il resto latita una visione unitaria e prosegue la lenta decadenza

CESENA. Sull’università del Cibo ci potrebbero essere buone notizie per Cesena. Ancora non c’è niente di certo, ma pare che da Bologna possano arrivare delle aperture per portare a Cesena un corso. Soluzione logica, vista la presenza del Campus di Agricoltura e la predisposizione imprenditoriale del territorio, vocato soprattutto all’agroalimentare con molte imprese leader a livello nazionale.

Se si dovesse centrare questo obiettivo il risultato sarebbe doppiamente importante perché sarebbe frutto di una mobilitazione figlia di una visione comune. Venuti a conoscenza della notizia Uil e sindaco si sono mossi in fretta e in casi come questi è importante metterci un cip fin dagli albori. 

Ma questa è anche la dimostrazione che, come ha sempre detto Domenico Scarpellini, è fondamentale “fare sistema”. Serve muoversi in funzione dello sviluppo del territorio. L’esatto contrario di quello che è successo e sta succedendo con le banche. Ccr è solo l’ultimo esempio. È controproducente lavorare per lasciare che siano gli altri a decidere. Servono garanzie per la città. Non si tratta di difendere una bandierina, ma il sistema. Come nel caso di Macfrut. Il problema non è stato lo spostamento a Rimini se questo ha rafforzato la fiera. Come però per Cesena  sarebbe del tutto inutile fare di Macfrut la kermesse più importante del settore se la fiera non investisse per e su per la città.

Non a caso Cesena ha conosciuto il suo periodo migliore quando la classe imprenditoriale oltre a preoccuparsi della redditività della propria azienda, pensava allo sviluppo della città. Probabilmente lo facevano più per ambizione che per mecenatismo, ma resta il fatto che l’impegno e la visione territoriale di, tra gli altri, di Davide Trevisani, Adriano Gentili, Francesco Amadori sono stati fondamentali. Ma gli esempi potrebbero essere tanti. Se per quasi vent’anni si fece il Capodanno in piazza fu per l’impegno di Vivere il Tempo, ma all’inizio fu determinante il supporto della Bcc di Ronta. C’è poi l’esempio di Dionigio Dionigi che prima ha inventato Romagna Iniziative e poi ha fatto del Panathlon il più importante consesso nazionale. Ma di esempi del genere ce ne sono tantissime. 

Adesso, invece, le aziende restano (per fortuna), ma hanno una visione sempre più manageriale. Allo stato attuale bisogna augurarsi che Bruno Piraccini resti il più tempo possibile alla guida di Orogel, in quanto è una delle ultime boe alle quali aggrapparsi. Poteva esserci Petrini, direttore di Ccr, ma lui e la banca sono stati colpiti con bordate che non faranno bene ad una città che, se non avrà qualche sussulto, rischierà una lenta decadenza, con buona pace di chi ha pensato solo a se stesso o fatto “battaglie” di piccolo cabotaggio e per una visibilità momentanea ed effimera.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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