De Giovanni, il Dostoevskij di Nori e Sanpa al ScrittuRa

Paolo Nori

RAVENNA. Venerdì 13 maggio ScrittuRa festival sarà al chiostro della Classense e a palazzo dei Congressi con tre incontri molto attesi.


Si inizia alle 17 al chiostro della Biblioteca Classense con lo scrittore, sceneggiatore e comico Carlo Gabardini, noto come attore e autore di Camera Caffè, è autore della serie Netflix SANPA dedicata alla vicenda turbolenta della comunità di San Patrignano e del suo fondatore. Nel suo libro “Una storia comune: Sanpa: io, noi, tutti” (HarperCollins), di cui parlerà in dialogo con Gianni Gozzoli, un viaggio di scoperta che è anche un viaggio nella memoria. La memoria di una generazione, i nati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80, che in modi diversi hanno avuto a che fare con la delusione dell’eroina, con la fascinazione per la dissoluzione, con il disagio di quando, bambini, si incontrava un “drogato”, un disagio che forse sottintendeva la paura di diventare così, una volta cresciuti. 
E oggi che siamo più grandi, che effetto fa rivangare il percorso educativo di un intero Paese scandito dalla televisione mentre fissa una memoria collettiva?
La storia di San Patrignano diventa davvero una storia comune, che mischia il pubblico, il racconto di quegli anni divisi tra una fiducia sconfinata nel presente e la paura che qualcosa di inesorabile stesse per accadere, e il privato quotidiano attuale della domanda: “Davvero pensiamo che la droga sia una questione risolta nel passato? E come mai quel passato abbiamo deciso collettivamente di seppellirlo?

Alle 18 sempre nel chiostro della Classense salirà sul palco l’amatissimo Maurizio De Giovanni, autore della seguitissima serie di romanzi dedicati al Commissario Ricciardi, I Bastardi di Pizzofalcone e Mina Settembre. Dialogando con Alberto Rollo, storico editor italiano, entrerà nel vivo della sua scrittura, in particolare del suo ultimo romanzo “L’equazione del cuore” (Mondadori) Dopo la morte della moglie, Massimo, professore di matematica in pensione, vive, introverso e taciturno, in una casa appartata su un’isola del golfo di Napoli. Pesca con metodo e maestria e si limita a scambiare rare e convenzionali telefonate con la figlia Cristina, che vive in una piccola città della ricca provincia padana. A interrompere il ritmo di tanto abitudinaria esistenza la notizia di un grave incidente stradale: la figlia e il genero sono morti, il piccolo Checco è in coma. Massimo deve assolvere i suoi doveri. Crede, una volta celebrata la cerimonia funebre, di poter tornare nella sua isola, e lasciare quel luogo freddo e inospitale. Non può. I sanitari lo vogliono presente accanto al ragazzino che giace incosciente. Controvoglia, il professore si dispone a raccontare al nipote, come può e come sa, la “sua” matematica, la fascinosa armonia dei numeri. Fuori dall’ospedale si sente addosso gli occhi della città, dove lo si addita, in quanto unico parente, come tutore del minore, potenziale erede di una impresa da cui dipende il benessere di molti. Da lì in poi quanto mistero è necessario attraversare? Quanto umano dolore bisogna patire? Per arrivare dove? Maurizio de Giovanni scrive una delle storie che ha sempre sognato di raccontare. E ci consegna a un personaggio, tormentato e meravigliosamente umano, messo dinanzi al mistero del cuore.
Alle 21 sarà invece Paolo Nori a Palazzo dei Congressi (non in piazza San Francesco come inizialmente previsto), a tenere un incontro sul grande maestro della letteratura russa Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Nori, che è stato al centro di una polemica per la cancellazione del suo corso all’università Bicocca di Milano, riprende a Ravenna quella famosa lezione perduta, che è al centro del suo ultimo libro “Sanguina ancora” (Mondadori). Tutto comincia con “Delitto e castigo”, un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un’avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. “Sanguino ancora. Perché?” si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall’altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij gli lascia raccontare. Perché di questa prossimità è fatta la convivenza con lo scrittore che più di ogni altro ci chiede di bruciare la distanza fra la nostra e la sua esperienza di esistere. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol’, aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della “città più astratta e premeditata del globo terracqueo”, giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo (“Abbiate dei figli! Non c’è al mondo felicità più grande”, è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po’ gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?
Tutti gli incontri sono ad ingresso gratuito. Non è necessaria prenotazione. Programma completo su www.scritturafestival.com

Commenta con Facebook

Dialoga con l'autore di questo post