La ciambella: tanto semplice, tanto buona

Ogni famiglia è depositaria della sua ricetta

CESENA. Per Artusi era la ricetta 607 e prevede: 500 grammi di farina, 180 grammi di zucchero, 90 di burro, 2 uova, la buccia di limone o anici o pezzettini di cedro candito, 15 grammi di cremor di tartaro, 5 grammi di bicarbonato di sodio, latte quanto basta. Ora sono cambiati un po ‘ di ingredienti, ma la ciambella romagnola resta una prelibatezza. Una gioia per il palato. 

Di ricette ce ne sono a bizzeffe. Ogni famiglia è depositaria della sua, molte tramandate, scritte a mano su fogli unti e stropicciati e conservati come reliquie. Comun denominatore è la semplicità: non servono particolari tecniche: s’impastano tutti gli ingredienti in una ciotola, poi ottenuto un impasto morbido si formano i filoncini o le pagnottelle sulla leccarda del forno da porre in cottura in attesa che il profumo si spanda nella cucina. 

Può essere mangiata in qualsiasi momento. Va bene a colazione immersa in una tazzona di caffelatte, a merenda, ma anche a fine pasto intinta nel vino. E qui si apre un mondo. L’abbinamento classico è con l’albana. Ideale anche il passito, il moscato  o sua maestà la cagnina. Ma sono tanti quelli che preferiscono ammollarla nel sangiovese.

L’ideale è mangiarla in purezza, ma è superba anche con la crema pasticcera. Anzi, se entrambe le preparazioni sono fatta e regola d’arte siamo di fronte a qualcosa di paradisiaco che può essere migliorato aggiungendo un po’ (non molto) di rosolio. Ma la ciambella è tanta roba anche abbinata alla cioccolata in tazza. Fare zuppetta è una di quelle gastrolibidini alle quali, quando il tempo è freddo o uggioso, non si può rinunciare. Che l’abbinamento col cioccolato sia indovinato è dimostrato dal fatto che è ormai consolidata l’abitudine di mettere nell’impasto gocce di cioccolato. C’è chi ci aggiunge anche l’uvetta o la ricotta, due soluzioni che non amo. 

A Cesena, a fine anni Settanta, in occasione di San Giovanni c’era la gara della ciambella. Adesso, sempre in occasione della festa del patrono, si sceglie il miglior nocino casalingo. Una scelta giusta in quanto il liquore va fatto con noci verdi raccolte a cavallo del solstizio d’estate. Ma sarebbe bello tornare a votare anche per la ciambella migliore. Magari non a San Giovanni, ma di occasioni ce ne potrebbero essere tante in quanto parliamo di un dolce che può essere proposto per dodici mesi all’anno.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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