Progetto europeo “Smart Heritage” e Caterina Sforza

L'Amministrazione Comunale di Forlì è fortemente impegnata con una serie di iniziative volte a restituire la figura della Signora di Forlì in termini di brand culturale e turistico.

Attorno al personaggio di Caterina Sforza l’Amministrazione Comunale di Forlì è fortemente impegnata con una serie di iniziative volte a restituire la figura della Signora di Forlì in termini di brand culturale e turistico.
Da questo punto di vista vale la pena ricordare il neonato “Festival di Caterina, accento di Libertà”, che si è svolto nella sua prima edizione lo scorso giugno 2021 (mentre nel 2020 si è tenuta l’edizione “zero”).
Non meno ambizioso è anche il progetto europeo “Smart Heritage”, a cui il Comune di Forlì ha aderito nel 2019, con il quale si intende sviluppare una nuova rotta per favorire un afflusso turistico costante e continuo, promuovendo patrimoni storico-culturali del territorio da valorizzare, con l’obiettivo di migliorare la capacità di gestione degli stessi anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.
Il filo conduttore a legare i partner internazionali del progetto (Evia in Grecia, Tirana in Albania, Mostra in Bosnia Erzegovina e la nostra Gerace) sono i volti e i personaggi storico-culturali che hanno lasciato il segno nei rispettivi territori e la nostra città ha scelto senza indugio Caterina Sforza,  figura attorno alla quale si sta creando il prodotto turistico culturale della città mercuriale.

Rocca di Ravaldino, giardini del Torrione: lapide commemorativa della figura di Caterina Sforza.

Il testamento di Caterina e il mistero della scomparsa dei suoi resti mortali
Il testamento di Caterina fu stilato attentamente, bilanciato in ogni sua parte, in modo da non creare ingiustizie e malcontenti per le ripartizioni tra i figli, che discendevano da tre padri diversi. Il patrimonio venne perciò diviso tra i figli secondo la diretta provenienza dei beni stessi.
Caterina lasciò pure alcune disposizioni per il conferimento di beni a persone diverse dagli eredi. Fu il caso di Cornelia e Giulia, figlie rispettivamente dei figli Ottaviano e Galeazzo Maria, del fedele Baccino da Cremona, di alcune dame di compagnia o del priore della chiesa del convento di San Girolamo a Fiesole.
Ordinò che in sua memoria si tenessero numerose cerimonie di suffragio, dispose elargizioni a favore delle suore del convento delle Murate di Firenze e assegnò offerte per permettere alle giovani nullatenenti di provvedere al proprio corredo nuziale. Caterina nel suo letto di morte non aveva dimenticato quanto le aveva insegnato il Savonarola nel 1497. Il frate ferrarese le aveva indicato la via della salvezza della sua anima e dell’espiazione dei peccati attraverso alla pratica delle attività misericordiose e delle elemosine agli indigenti, nonché all’esercizio della retta ed equa amministrazione cristiana della giustizia.
Lasciò poi alla città di Firenze, che l’aveva ospitata negli ultimi anni e intorno alla quale aveva orbitato la sua esistenza, una consistente somma destinata alla costruzione della cinta muraria e un’altra per la fabbrica della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Diede quindi disposizione che la sepoltura del suo corpo avvenisse nel monastero di Santa Maria delle Murate, accompagnata da una cerimonia sobria e senza sfarzi.
Raccomandò infine la sua anima a Dio, alla Vergine Maria e a tutti i Santi del Paradiso, nella speranza che per le opere di bene compiute le fossero concessi il perdono e la grazia eterni.
Era un lunedì sera di fine maggio, il mese della Madonna, il 28 maggio per la precisione: in via Larga a Firenze, Caterina Sforza esalò il suo ultimo respiro. Aveva quarantasei anni una pelle di velluto e tutti i capelli bianchi.
La campana della chiesa di San Lorenzo salutò la sua dipartita terrena con lunghi e lenti rintocchi.
In osservanza alle disposizioni testamentarie la Leonessa di Romagna fu sepolta senza lapide di fronte all’altare maggiore del monastero delle Murate. Solo molti anni dopo, per onorare la memoria della nonna paterna, Cosimo I, figlio di Giovanni dalle Bande Nere e primo granduca di Toscana, vi fece apporre una lapide in marmo bianco su cui stava scritto in latino: «Caterina Sforza Medici Contessa e Signora di Imola e Forlì». Nella parte alta della lapide stava un emblema che univa e fondeva le sei palle, simbolo del casato mediceo, con il biscione dello stemma degli-Sforza.
Caterina non conobbe pace neppure da morta: nel 1835, infatti, la lapide di marmo fu rimossa e il corpo venne riesumato per lavori di trasformazione del convento in prigione di Stato. Le sue ossa furono raccolte in una cassettina e consegnate al pittore fiorentino Carlo Ernesto Liberati che, su consiglio dell’abate Missirini di San Mercuriale, le inviò a Forlì. Qui però furono respinte perché giudicate di dubbia provenienza e di non certa attribuzione. Nell’agosto del 1844 i poveri resti mortali della signora di Forlì tornarono al Liberati, che non sappiamo cose ne fece. Certo è che, da quel momento in poi, non se ne ebbe più notizia anche perché il pittore fiorentino spirò pochi mesi dopo senza lasciare né eredi né testamento.

Immagine raffigurante Caterina Sforza, tratta dal volume “De plurimis claris selectisque mulieribus” (1497) di Jacopo Filippo Foresti da Bergamo, priore a Imola nel 1494 e a Forlì nel 1496.

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Marco Viroli

Marco Viroli è nato a Forlì nel 1961. Scrittore, poeta, giornalista pubblicista, copywriter, organizzatore di eventi, laureato in Economia e Commercio, nel suo curriculum vanta una pluriennale esperienza di direzione artistica e organizzazione di mostre d’arte, reading, concerti, spettacoli, incontri con l’autore, ecc., per conto di imprese ed enti pubblici. Dal 2006 al 2008 ha curato le rassegne “Autori sotto la torre” e “Autori sotto le stelle” e, a cavallo tra il 2009 e il 2010, si è occupato di pubbliche relazioni per la Fondazione “Dino Zoli” di arte contemporanea. Tra il 2010 e il 2014 ha collaborato con “Cervia la spiaggia ama il libro” (la più antica manifestazione di presentazioni librarie in Italia) e con “Forlì nel Cuore”, promotrice degli eventi che si svolgono nel centro della città romagnola. Dal 2004 è scrittore e editor per la casa editrice «Il Ponte Vecchio» di Cesena. Autore di numerose prefazioni, dal 2010 cura la rubrica settimanale “mentelocale” sul free press settimanale «Diogene», di cui, dal 2013, è anche direttore responsabile. Nel 2013 e nel 2014, ha seguito come ufficio stampa le campagne elettorali dei candidati del Partito Democratico Gabriele Zelli e Davide Drei, divenuti poi rispettivamente sindaci di Dovadola (FC) e Forlì. Nel 2019 ha supportato come ufficio stampa la campagna elettorale di Paola Casara, candidata della lista civica “Forlì cambia” al consiglio comunale di Forlì, centrando anche in questo caso l’obiettivo. Dal 2014 al 2019 è stato addetto stampa di alcune squadre di volley femminile romagnole (Forlì e Ravenna) che hanno militato nei campionati di A1, A2 e B. Come copywriter freelance ha collaborato con alcune importanti aziende locali e nazionali. Dal 2013 al 2016 è stato consulente di PubliOne, agenzia di comunicazione integrata, e ha collaborato con altre agenzie di comunicazione del territorio. Dal 2016 al 2017 è stato consulente di MCA Events di Milano e dal 2017 al 2020 ha collaborato con la catena Librerie.Coop come consulente Ufficio Stampa ed Eventi. Dal 2016 al 2020 è stato fondatore e vicepresidente dell’associazione culturale Direzione21 che organizza la manifestazione “Dante. Tòta la Cumégia”, volta a valorizzare Forlì come città dantesca e che culmina ogni anno con la lettura pubblica integrale della Divina Commedia. Da settembre 2019 a dicembre 2020 è stato fondatore e presidente dell’associazione culturale “Amici dei Musei San Domenico e dei monumenti e musei civici di Forlì”. Da dicembre 2020 è direttore artistico della Fabbrica delle Candele, centro polifunzionale della creatività del Settore delle Politiche Giovanili del Comune di Forlì. PRINCIPALI PUBBLICAZIONI Nel 2003 ha pubblicato la prima raccolta di versi, Se incontrassi oggi l’amore. Per «Il Ponte Vecchio» ha dato alle stampe Il mio amore è un’isola (2004) e Nessun motivo per essere felice (foto di N. Conti, 2007). Suoi versi sono apparsi su numerose antologie, tra cui quelle dedicate ai Poeti romagnoli di oggi e… («Il Ponte Vecchio», 2005, 2007, 2009, 2011, 2013), Sguardi dall’India (Almanacco, 2005) e Senza Fiato e Senza Fiato 2 (Fara, 2008 e 2010). I suoi libri di maggior successo sono i saggi storici pubblicati con «Il Ponte Vecchio»: Caterina Sforza. Leonessa di Romagna (2008), Signore di Romagna. Le altre leonesse (2010), I Bentivoglio. Signori di Bologna (2011), La Rocca di Ravaldino in Forlì (2012). Nel 2012 è iniziato il sodalizio con Gabriele Zelli con il quale ha pubblicato: Forlì. Guida alla città (foto di F. Casadei, Diogene Books, 2012), Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2013), Terra del Sole. Guida alla città fortezza medicea (foto di F. Casadei, Diogene Books, 2014), I giorni che sconvolsero Forlì («Il Ponte Vecchio», 2014), Personaggi di Forlì II. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2015), Fatti e Misfatti a Forlì e in Romagna («Il Ponte Vecchio», 2016), Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna volume 2 («Il Ponte Vecchio», 2017); L’Oratorio di San Sebastiano. Gioiello del Rinascimento forlivese (Tip. Valbonesi, 2017), Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna, vol. 3 («Il Ponte Vecchio», 2018). Nel 2014, insieme a Sergio Spada e Mario Proli, ha pubblicato per «Il Ponte Vecchio» il volume Storia di Forlì. Dalla Preistoria all’anno Duemila. Nel 2017, con Castellari C., Novara P., Orioli M., Turchini A., ha dato alle stampe La Romagna dei castelli e delle rocche («Il Ponte Vecchio»). Nel 2018 ha pubblicato, con Marco Vallicelli e Gabriele Zelli., Antiche pievi. A spasso per la Romagna, vol.1 (Ass. Cult. Antica Pieve), cui ha fatto seguito nel 2019, con gli stessi coautori, Antiche pievi. A spasso per la Romagna, vol.2 (Ass. Cult. Antica Pieve). Nel 2019, ha pubblicato con Flavia Bugani e Gabriele Zelli Forlì e il Risorgimento. Itinerari attraverso la città, foto di Giorgio Liverani,(Edit Sapim, 2019). Sempre nel 2019 ha pubblicato a doppia firma con Gabriele Zelli Fatti e Misfatti a Forlì e in Romagna volume 4 («Il Ponte Vecchio») e Forlì. Guida al cuore della città (foto di F. Casadei, Diogene Books). Con Gabriele Zelli ha inoltre dato alle stampe: La grande nevicata del 2012 (2013), Sulle tracce di Dante a Forlì (2020), in collaborazione con Foto Cine Club Forlì, Itinerario dantesco nella Valle dell’Acquacheta (2021), foto di Dervis Castellucci e Tiziana Catani. È inoltre autore delle monografie industriali: Caffo. 1915-2015. Un secolo di passione (Mondadori Electa, 2016) e Bronchi. La famiglia e un secolo di passione imprenditoriale (Ponte Vecchio, 2016). 

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