Decisionismo non è dittatura

Fondamentale il monito del presidente della Repubblica

CESENA. “Bene la mediazione ma poi decisioni chiare”. Lo ha detto Sergio Mattarella parlando delle riforme. Il presidente della Repubblica è un moderato. Lo è sempre stato e  continua ad esserlo. Lo è stato anche in questo caso, ma, allo stesso tempo, ha sintetizzato in modo esemplare uno degli aspetti più importanti della politica amministrativa. Mattarella non ha aggiunto che a fare la sintesi deve essere chi ha un ruolo di responsabilità. Se non lo ha detto probabilmente lo ha fatto perché lo riteneva scontato. Cosa che però non pare essere chiara a tutti.

In democrazia i ruoli di massima responsabilità non si ottengono per grazia ricevuta e, tantomeno, per usurpazione. Nello stesso tempo è chiaro che chi occupa ruoli apicali è chiamato a decidere e lo fa in base alle sue idee che sono quelle che lo hanno portato a ricoprire quel ruolo. Sarebbe invece peggio che chi fosse in quella posizione invece di scegliere decidesse di galleggiare.

Spesso, però, la cosa non pare essere chiara alle minoranze o ai contestatori che rispondono muovendo l’accusa di mancanza di democrazia. Sarebbe una reprimenda giustificata se le minoranze non fossero state ascoltate, invece di solito è mossa perché chi è al timone di comando non accetta in toto la proposta dell’opposizione. E’ una posizione incomprensibile quella delle minoranze. Al di là dei contenuti della singola vicenda bisogna partire da un presupposto: gli esponenti politici hanno una visione amministrativa diversa. Questo perché le sensibilità non sono le stesse. Keynesiani e liberisti hanno posizioni legittime, ma opposte. Se uno o l’altro fosse al governo di un ente difficilmente potrebbe sposare le proposte dell’avversario. Al limite potrebbe accettare delle modifiche. Il discorso poi è elevato all’ennesima potenza quando di mezzo ci sono i comitati, sono una grande dimostrazione di democrazia, ma spesso sono integralisti: ritengono che le loro convinzioni siano il verbo e quasi sempre non accettano mediazioni.

La stessa cosa vale per le opere pubbliche o le riforme che sono sempre il principale motivo di scontro. E’ logico che su ogni provvedimento ci possano essere delle sensibilità diverse. E la strada da percorrere può essere solo una, che poi è quella indicata dal presidente della Repubblica: bene la mediazione, ma poi decisioni chiare. 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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