Le poltrone bloccano tutto

Sono l'aspetto fondamentale quando si parla di fusioni o federazioni. Alcuni esempi

CESENA. In questo momento “federazione” è la parola d’ordine in politica. Ma non è una novità. Adesso ne parla Salvini riferendosi al centrodestra. Ma, in passato, la stessa proposta venne fatta da esponenti politici di diversa collocazione. Secondo il dizionario la federazione è un ente costituito dall’associazione di più enti per eseguire scopi comuni. L’impressione però è che, ogni qual volta la proposta verrà rilanciata in politica, difficilmente si arriverà a una sintesi che rispetti l’esatto significato del termine. E questo per un motivo semplice: le poltrone. Creare un nuovo ente significa anche identificare un capo e, a cascata, i componenti del board. Il che vuol dire che ci sarà qualcuno che conterà meno di qualcun altro e, soprattutto, rischia di essere meno importante di quanto non sia adesso.

Sono tanti gli esempi che rafforzano questa tesi. E non solo in politica. Non ci fossero stati problemi di poltrone, ad esempio, la storia bancaria cesenate sarebbe potuta essere parzialmente diversa. Banca di Cesena e Romagna Centro (Martorano) più volte hanno trattato la fusione. Ci fu una volta in cui ci arrivarono molto vicini: dopo una lunga è difficile trattativa trovarono l’accordo su tutti gli aspetti economici (e non era facile). Ma l’accordo saltò perché non fu trovato l’accordo sulle poltrone. Dopo diversi anni ci fu il crac di Romagna centro. Come sarebbero andate le cose se ci fosse stata fusione?

Lo stesso discorso vale per la politica. Quindi, al di là degli annunci (non costano niente), è meglio parlare di alleanze o di vertici. Soprattutto fino a quando c’è una legge elettorale dove è prevalente il proporzionale. E proprio alla luce di quella legge elettorale che nessuno può prevedere cosa succederà in futuro. Se una coalizione (in questo momento il centrodestra) otterrà la maggioranza dei seggi allora se la vedranno tra di loro i singoli leader. Ma se questo non dovesse succedere (cosa possibile) la prospettiva sarebbe diversa e non potrebbe essere escluso il ricorso ad una figura esterna in grado di fare da collante ad una maggioranza disomogenea come sta succedendo adesso. In quel caso il più gettonato potrebbe essere Draghi, sempreché non diventi presidente della Repubblica. 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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