Completato il restauro del monumento “La Pietà” di San Varano

Una bella giornata di sole ha fatto da cornice alla cerimonia di conclusione del restauro del monumento “La Pietà” di Roberto De Cupis. L’intervento è stato eseguito dal Laboratorio di restauro Giunchi Andrea. Sul posto hanno operato, insieme allo stesso Giunchi, Azzurra Piolanti e Valentina Maltoni. Fondamentale è stato l’impegno del Comitato di Quartiere, presieduto da Carla Cecchi, che nel corso degli ultimi cinque anni ha lavorato instancabilmente per raccogliere i fondi necessari per eseguire il restauro. Il cantiere è stato seguito dall’architetto Andrea Savorelli del Comune di Forlì, insieme ai suoi collaboratori, e dalla Soprintendenza di Ravenna. 

Alla cerimonia,  che si è svolta nella mattinata di venerdì 10 maggio 2019, sono intervenuti: Davide Drei, sindaco di Forlì, Ettore Maria De Cupis, figlio dello scultore autore dell’opera, Carla Cecchi, coordinatrice del Quartiere San Varano, Andrea Savorelli, architetto del Comune di Forlì, Andrea Giunchi, restauratore, don Luigi Corzani, parroco di San Varano, Flavia Bugani, critico d’arte, Marco Maria Magnani, consigliere della Fondazione della Cassa dei Risparmi, Gabriele Zelli e Marco Viroli. Questi ultimi due hanno più volte lanciato appelli affinché venisse restituita dignità al monumento votivo.

Com’è noto la struttura, che è collocata lungo via Firenze, a circa tre chilometri da Forlì in direzione di Castrocaro, all’incrocio con via delle Chiaviche, fu realizzata dall’architetto-scultore Roberto De Cupis in ricordo delle vittime  del tragico incidente stradale del 16 gennaio 1925, uno dei primi, che scosse profondamente l’opinione pubblica cittadina, poiché le vittime furono quattro bambini al rientro a casa da scuola investiti da un autocarro delle Terme Conti di Castrocaro.
Scriveva il giorno seguente il «Il Popolo di Romagna»: «Un autocarro condotto da Bianchini Aldo ha investito un gruppo di scolari uccidendone due sul colpo, Bertini Domenico e Campani Maria, due in ospedale, Bandini Paola (sorella del celebre Ilario, ndr) e Monti Antonio. Bertini Aldo è rimasto ferito. Corteo funebre per Forlì fino al cimitero di Villa Rovere». 

Molti furono i forlivesi che sostennero finanziariamente la realizzazione del monumento. Le cronache dell’epoca diedero ampio spazio sia alla tragedia sia al monumento in fase di costruzione. Nell’attuazione del suo progetto lo scultore Roberto de Cupis (Roma, 1900 – Forlì, 1975) s’ispirò «al gioco infantile del girotondo, felicemente ottenuto dalle quattro croci in cerchio che formano la cappella» al centro della quale è collocata “La pietà” rappresentata «da una madre che abbraccia e sostiene il figlio privo di vita. La donna spinge lo sguardo in alto al cielo per chiedere che le venga data la forza per sopportare quello che è il più intollerabile dei dolori». Immediatamente sotto la scultura è scolpita una scritta che recita: “Come fiori recisi dal Destino / il 16 gennaio 1925 / quattro bimbi / uscendo dalla scuola / ebbero spezzata la vita / da irruento autocarro / La pietà del popolo / sul ciglio lagrimato / volle questo monumento».

L’opera fu inaugurata una prima volta il 12 gennaio 1928 e una seconda volta il 7 aprile 1929, in seguito all’impegno di un comitato popolare che si costituì allo scopo. 
Dopo un restauro avvenuto negli anni Ottanta, voluto da Gabriele Zelli, su giusta insistenza di Ilario Bandini, “La Pietà” di De Cupis aveva subito un progressivo degrado, ora completamente eliminato attraverso un esemplare restauro che ha comportato la rimozione dei muschi che vi si erano formati nel tempo e al ripristino di tutte le porzioni che si erano distaccate, dato che il tempietto fu interamente costruito in cemento armato con struttura in ferro e quest’ultimo materiale,  ossidandosi, aveva fatto saltare alcune parti della struttura. Inoltre con la Soprintendenza sono stati definiti tutti i livelli di finitura che hanno caratterizzato l’intervento sulle figure che compongono la scultura della “Pietà”, anch’essa realizzata in materiale cementizio e ottenuta tramite stampo, che era mancante della mano sinistra e di altre parti che si erano distaccate. Quelle ancora disponibili sono state riapplicate. La mano invece è stata ricostruita in conformità alla documentazione fotografica disponibile . 

I lavori sono terminati con generale soddisfazione di tutti ma mancano ancora poche migliaia di euro per coprire interamente le spese. È possibile effettuare donazioni tramite bonifico bancario sul conto corrente del Comitato di Quartiere San Varano:
IBAN: IT 65 E 08542 13201 061000 278772 – BCC – Filiale di San Varano.

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Marco Viroli

Marco Viroli

Marco Viroli, operatore culturale, scrittore, copywriter, giornalista pubblicista, è nato a Forlì, martedì 19 settembre 1961. Laureato in Economia e Commercio, nel suo curriculum vanta una pluriennale esperienza di direzione artistica e organizzazione eventi. Dal 2006 al 2008 ha curato le rassegne “Autori sotto la torre” e “Autori sotto le stelle” e, a cavallo tra il 2009 e il 2010, si è occupato di relazioni esterne per una fondazione di arte contemporanea. Tra il 2010 e il 2014 ha collaborato con “Cervia la spiaggia ama il libro” e con “Forlì nel Cuore”. Autore di numerose prefazioni, dal 2010 cura la rubrica settimanale “mentelocale” su «Diogene», di cui, dal 2013, è direttore responsabile. Nel 2013 e nel 2014, ha seguito come ufficio stampa rispettivamente le campagne elettorali degli attuali sindaci di Dovadola (FC) e Forlì. Dal 2013 collabora con l’agenzia di comunicazione integrata PubliOne, inoltre tra il 2014 e il 2016 è stato addetto stampa della squadra di volley femminile forlivese, che milita nei campionati nazionali di serie A. Nel 2003 ha pubblicato la prima raccolta di versi, "Se incontrassi oggi l’amore". Per «Il Ponte Vecchio» ha dato alle stampe "Il mio amore è un’isola" (2004) e "Nessun motivo per essere felice" (2007). Suoi versi sono apparsi su numerose antologie, tra cui quelle dedicate ai "Poeti romagnoli di oggi e…" («Il Ponte Vecchio», 2005, 2007, 2009, 2011, 2013), "Sguardi dall’India" (Almanacco, 2005) e "Senza Fiato" e "Senza Fiato 2" (Fara, 2008 e 2010). I suoi libri di maggior successo sono i saggi storici pubblicati con «Il Ponte Vecchio»: "Caterina Sforza. Leonessa di Romagna" (2008), "Signore di Romagna. Le altre leonesse" (2010), "I Bentivoglio. Signori di Bologna" (2011), "La Rocca di Ravaldino in Forlì" (2012). Nel 2012 è iniziato il sodalizio con Gabriele Zelli con il quale ha pubblicato: "Forlì. Guida alla città" (Diogene Books, 2012), "Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento" («Il Ponte Vecchio», 2013), "Terra del Sole. Guida alla città fortezza medicea" (Diogene Books, 2014), "I giorni che sconvolsero Forlì" («Il Ponte Vecchio», 2014), "Personaggi di Forlì II. Uomini e donne tra Otto e Novecento" («Il Ponte Vecchio», 2015). Nel 2014, insieme agli storici Sergio Spada e Mario Proli, ha pubblicato per «Il Ponte Vecchio» il volume "Storia di Forlì. Dalla Preistoria all’anno Duemila". Il suo sito internet è www.marcoviroli.com. 

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