A 44 anni dalla strage fascista dell’Italicus potrebbero riaprirsi le indagini sui mandanti

Durante il corso della cerimonia di Forlì il fratello di Silver Sirotti ha annunciato che ci potrebbero essere le condizioni per la riapertura delle indagini per arrivare finalmente alla verità sui mandanti della strage

 

Nella mattinata di sabato 4 agosto 2018 è stato ricordato Silver Sirotti, medaglia d’oro al valor civile alla memoria, morto nel tentativo di prestare soccorso ai passeggeri del treno Italicus investito da un attentato terroristico di tipo dinamitardo compiuto nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, mentre transitava presso San Benedetto Val di Sambro (Bologna).
A Sirotti era già stato reso omaggio il 2 agosto a Bologna, in occasione della cerimonia per le vittime della strage del 2 agosto 1980. In quella giornata nel piazzale est della Stazione ferroviaria del capoluogo regionale, che di recente è stato totalmente rimesso a nuovo, è stato scoperto il monumento, anch’esso restaurato, dedicato al ferroviere forlivese. Erano presenti Franco Sirotti e i suoi familiari, Davide Drei e Sara Samorì, rispettivamente sindaco e assessore del Comune di Forlì, accompagnati dal Gonfalone, e Fabio Fabbri, consigliere della Provincia di Forlì-Cesena.

L’attentato al treno Italicus fu uno dei più gravi fra quelli che caratterizzarono gli anni di piombo, assieme alle stragi di piazza Fontana del 1969, di piazza della Loggia del 1974 e della stazione di Bologna del 1980. Le indagini portarono all’individuazione come esecutori diversi esponenti del neofascismo italiano, ma l’iter processuale si è concluso con l’assoluzione degli imputati, a causa di depistaggi, reticenze e, troppo spesso, inquinamento del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura da parte di rilevanti settori di altri apparati dello Stato, che hanno lavorato per alimentare il clima di sfiducia. Anche se è conclamato il fatto che il folle gesto è, al pari delle altre stragi, da inserire nel quadro eversivo portato avanti da elementi neofascisti che si inquadra in un’azione più ampia di strategia della tensione contro la democrazia, alla quale parteciparono anche corpi deviati dello Stato. Nel caso specifico i giudici ritennero che l’attentato fu eseguito come ritorsione neo fascista di appartenenti ad Ordine Nuovo in seguito allo scioglimento dell’organizzazione deciso dalle autorità giudiziarie del nostro paese ed agli arresti di esponenti di “Avanguardia Nazionale”, un altro gruppo terroristico.

Durante il corso della cerimonia di Forlì il fratello di Silver, Franco Sirotti ha annunciato che ci potrebbero essere le condizioni per la riapertura delle indagini per arrivare finalmente alla verità su mandati ed esecutori della strage, anche a partire da quanto raccontò nel 2004 Maria Fida la figlia di Aldo Moro, all’epoca Ministro degli Esteri, il quale si sarebbe dovuto trovare a bordo del treno Italicus, ma pochi minuti prima della partenza venne raggiunto da alcuni funzionari del Ministero che lo fecero scendere per firmare alcuni documenti. Un episodio perlomeno singolare.

Le cronache dell’epoca ricordano come l’esplosione fece sollevare il tetto della quinta carrozza, che poi cadde frantumandosi in migliaia di schegge, mentre le lamiere si deformavano per la temperatura altissima dell’incendio che divampava (la termite di cui era composto l’ordigno brucia con estrema rapidità, sviluppando un calore fino a 3000 °C). Le vittime furono 12 , alcune per l’esplosione, altre arse vive dall’incendio, e altre 48 rimasero ferite.

La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell’ordine di centinaia di morti, se l’ordigno fosse esploso qualche istante prima all’interno della Grande Galleria dell’Appennino. Nella tragedia, spicca l’eroismo del ferroviere conduttore delle Ferrovie dello Stato, il forlivese Silver Sirotti, al quale gli alunni della Scuola elementare “Giacomo Matteotti” hanno dedicato componimenti, pensieri e disegni, alcuni dei quali sono stati presentati ai presenti suscitando emozione.

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Gabriele Zelli

Gabriele Zelli

Gabriele Zelli è nato a Forlì il 5 marzo 1953. Da circa trent'anni si occupa in modo continuativo di cultura, sport e di attività sociali. Per Romagnapost, insieme a Marco Viroli, cura una rubrica intitolata "pillole forlivesi" dedicate alla storia della città. 

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