Chi decide se è una fake news?

Il rischio è che con la nauseante acqua sporca delle fake news si butti via anche il bambino, fastidioso ma prezioso, della libertà d’espressione. Quella urticante che comprende anche l’invettiva e la satira.

‘You are fake news’ tuona Donald Trump all’indirizzo delle tv americane. E il gioco gli ritorce contro quando viene lambito dall’inchiesta sulle interferenze russe nella campagna elettorale di un anno fa. Il tema delle notizie false – ‘bufale’ nel nostro linguaggio casereccio – viene agitato ormai come un randello nelle polemiche politiche. Un’enfasi strumentale che alla fine però non fa altro che depotenziare il problema e la sua corretta comprensione. La propagazione delle balle – che in verità è un fenomeno vecchio quanto la comunicazione – ha ovviamente assunto un’importanza cruciale nel momento in cui la moltiplicazione istantanea della platea attraverso la rete l’ha resa potenzialmente inarrestabile. Interessi politici e economici si sommano e si autoalimentano. La speranza è che i provider e i grandi operatori della rete si facciano in qualche modo carico del problema riducendone l’impatto e la diffusione attraverso i loro mitologici algoritmi. Il rischio è però che con la nauseante acqua sporca delle fake news si butti via anche il bambino, fastidioso ma prezioso, della libertà d’espressione. Quella urticante che comprende anche l’invettiva e la satira.

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Emanuele Chesi

Emanuele Chesi

Emanuele Chesi è capo della redazione del Resto del Carlino di Cesena. Per Romagnapost scrive di media, in particolare del rapporto tra informazione e politica, e di tutto quello che gli viene in mente. 

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