Come funziona la nostra mente quando vediamo un video sui social?

Come funziona la nostra mente durante la visione di un video promozionale? A differenza di quanto ritiene la massa, foto e video hanno la capacità di suscitare emozioni che impattano sul comportamento e sulla memoria di chi vive quotidianamente la propria vita “online”. Oggi tutto questo si può misurare, con il cosiddetto “neuromarketing”.
Se ne è parlato all’evento Social Media Strategies svolto a Rimini l’8 e 9 novembre: l’esperto Giuliano Trenti ha spiegato come il circuito di ricompense ed emozioni dopaminiche influenzi la nostra attenzione. L’assenza di contenuti coinvolgenti ci allontana inevitabilmente verso il prossimo “clic”.


A fronte degli utenti “social”, quindi, le modalità e gli strumenti di comunicazione possono essere arma a doppio taglio. In breve, chi annoia è finito. Per una comunicazione efficace sul Web è necessario ricorrere all’uso di video che suscitino emozioni nel pubblico. Affinché un video possa diventare virale si parla all’inconscio, in un certo senso. Con una costante: occorre concentrare la parte più interessante nei primi secondi e destare immediatamente interesse affinché l’utente guardi il video dall’inizio alla fine. Sorprendere e coinvolgere lo spettatore lo porta a ricordare il messaggio. Qualche esempio? Storie personali o eventi di forte impatto sociale. O anche, semplicemente, un volto. Al contrario un oggetto inanimato stimola poco la fantasia, tranne se si fa riferimento ad un target specifico (gli appassionati di canne da pesca, ad esempio).
Lo sanno bene le cooperative associate alla rete Treseiuno che si occupano di produrre video, tanto per i social, quanto per occasioni più tradizionali, come fiere ed eventi. Nei primi secondi ci si gioca tutto, che si tratti di una decisione di acquisto o di lasciare il proprio biglietto da visita.

 

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