Giovani e partiti: Sebastiano Castellucci dà una lezione di politica a Di Maio

Di Maio ha detto che nelle prossime elezioni i i 5Stelle punteranno a conquistare i voti dei giovani del Pd. Una strategia politica legittima. Però, prima di fare dei voli pindarici, suggerirei al candidato grillino di leggere l’intervento di Sebastiano Castellucci, giovane del Pd che nostra di avere le idee molto chiare. Parla a Di Maio, ma le sue sono parole che dovrebbero essere ascoltate da molti.

Sebastiano Castellucci – via Facebook

Secondo quanto riportato da “La Stampa”, il candidato alla Presidenza del Consiglio dei 5 Stelle avrebbe l’ambizione di portare i giovani elettori del PD al proprio bacino. In particolare punterebbe ai giovanissimi, cioè quelli che hanno la tessera elettorale ancora senza timbri o quasi.

Durante le campagne elettorali non si parla mai di grandi questioni che destano necessariamente scontento, come le pensioni o il debito pubblico allucinante, o di progetti che abbiano una lungimiranza almeno decennale. Ci si concentra a demonizzare gli avversari e a denigrare le persone più che le idee: e visto che siamo in campagna elettorale permanente, diventa un problema per il nostro futuro.

I Cinquestelle in questo sono stati un esempio, ma sono in buona compagnia. Se fai politica, e non sei dei “loro”, necessariamente hai ambizioni personali o interessi occulti, sei corrotto o lo diventerai. E’ vero, in Italia e in particolare al Sud ci sono state e ci sono situazioni di stretto legame tra politica e criminalità, corruzione e degrado morale. Ma questo non giustifica sparare a zero sempre e comunque contro la politica, perché si ha l’effetto di allontanare ancora di più chi magari vorrebbe cambiare la politica da dentro. Hanno l’illusione di credere che “antipolitica” sia una parola diversa da politica, perché in questo modo si ritengono immuni dalla sfiducia.

Sebastiano Castellucci

In realtà si tratta non di un contrario ma di un sinonimo patologico, perché contrario della parola politica è idiozia sebbene stranamente non venga mai usato per definirsi. Essendo venuto meno lo scontro ideologico e di visione dell’uomo nella società, il campo da gioco si è ristretto e i Cinque Stelle senza retorica rifiutano qualsiasi colore politico per muoversi con fluidità da un tema scomodo all’altro. Ius Soli, Unioni Civili, la posizione dell’Italia nell’Europa. Cercano di raccogliere gli scontenti e i delusi, però per farlo non elevano il dibattito, ma lo deprimono, demonizzando il semplice impegno avversario in politica per coprire il vuoto cosmico dei contenuti.

Viene urlato il concetto dell’onestà per fare politica, ed è vero. Ma questo è un prerequisito, dimenticandosi competenza, esperienza, studi e lavoro. Facendo l’esempio che spesso si cita, sarebbe come dare i comandi di un volo aereo a chi non ha mai guidato neanche la Panda, ed è quello che è successo a Roma (per quanto la Città avesse dei problemi immensi già prima). Dall’altro sono contrario ai formalismi per cui una persona capace prima di essere ritenuta affidabile deve dare prova di fedeltà. Ma anche in questo, sono così diversi i Cinquestelle?

 

Potremmo allora forse iniziare a parlare di lealtà, che dovrebbe sommarsi all’onestà e a quelle altre qualità che una persona impegnata per gli altri dovrebbe avere. E poi un giorno dovremo davvero parlare di contenuti, di come in Italia siano considerati ragazzi i 35enni, delle prospettive di chi vuole vivere e lavorare qua senza dover emigrare, dei diritti civili, di una lotta culturale e definitiva alla Mafia, di una burocrazia che non esista solo per autoalimentarsi ma per tutelare i cittadini dal caos, e così di tantissime altre questioni.

Credere di essere genuini perché si usa vaffanculo, francamente, non è degno di un Paese grande e apprezzato nel mondo come l’Italia. E per quanto non consideri il Movimento la causa dei mali, e anzi in certi Comuni a sud del Paese faccia cose condivisibili, non è una risposta ai problemi ma una conseguenza di questi. E dunque, anziché il contrario, dovrebbe essere il PD a interessarsi dei giovani che votano i Cinque stelle, dicendogli che chi si vuole impegnare in prima persona in politica troverà le praterie, visto che è schifata dai più. Che la politica è il collante di visioni che porterebbero allo scontro, e che il compromesso non è solo inciucio ma anche democrazia, come dialogo di visioni diverse senza che nessuna prevalga in modo unilaterale.

 

E che, infine, nonostante i grandi obbiettivi sociali del secolo scorso siano stati raggiunti, rimangono ancora disuguaglianze da colmare, ingiustizie piccole o grandi da schiacciare, progetti e idee da realizzare. Nonostante io non abbia in sé nulla contro i Cinque Stelle, sono sfide che si affrontano avendo come schiena ideali fermi, che invece per i pentastellati sono scivolosi e mutevoli a seconda dei giorni.

Non che il PD sia sempre stato ben saldo sui suoi valori, ma almeno la speranza e l’impegno di chi vi partecipa è di rinforzarli e non di abbatterli.

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Davide Buratti

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli.

 

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