Frutta estiva, stagione pessima

Le rilevazioni sono impietose. L'analisi di Possibile

Una pessima stagione per la frutta estiva. Un dato preoccupante, ma che sembrava essere ignorato. Ora interviene Possibile. Questo il documento.


Era evidente che l’agricoltura nel nostro territorio fosse in grande difficoltà, lo avevamo evidenziato nel nostro intervento “Cesena ANNO ZERO, le politiche agricole al centro del dibattito”. Avevamo proposto idee e argomenti anche di “rottura”, come avere un Assessorato specifico per le politiche agricole, un “MACFRUT a cielo aperto” e il rilancio di varietà antiche come la “Bella di Cesena”, pesca a pasta bianca dal profumo intenso, un po’ ammaccata, ma che era l’unica pesca utilizzata per il long drink “Bellini”.
Lo avevamo fatto per spezzare la monotonia, in qualche modo stimolare la discussione e il confronto (politico, noi non siamo esperti del settore).


I dati della Camera di Commercio sulla frutta estiva ci presentano un quadro ancora più disarmante, sul quale c’è ben poco da ridere.
Interessante anche l’editoriale di Silviero Sansavini dell’Università di Bologna nella rivista “terra e vita”, “pesche, un disastro nato dal torpore generale”. E’ il destino del nostro territorio ?
Proposta davvero interessante anche quella del marchio DOP per le pesche nettarine.
Però è un quadro al momento senza cornice.

 

Discussione a senso unico considerando le ben poche parole da parte dell’Assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca e ancora meno quelle profuse da parte della nostra Amministrazione e da un assessorato “minestrone” in affanno.


Con un Partito Democratico locale evidentemente troppo impegnato a parlare di “provincione” e autonomia della romagna (fumo negli occhi, sarebbe molto meglio parlare di abolizione definitiva delle province) e ad organizzare la “Cernobbio in salsa romagnola” per potersi accorgere ed occuparsi dei problemi del territorio e delle persone che su quel territorio sudano e lavorano.

 


Per carità, ogni forza politica è libera di prendere la strada che preferisce (e in cui perdersi), ma fra banchieri e imprenditori da una parte e problemi del territorio e del lavoro dall’altra, oggi noi sappiamo benissimo da che parte stare !
Quello che per decenni è stato il vero motore della nostra economia merita ben altro destino !

“Ancora un’annata nera per pesche e albicocche: settore ormai a rischio scomparsa. I dati della Camera di Commercio :
I dati riportati nel listino prezzi della Camera della Romagna ed elaborati dall’ufficio Statistica e Studi (media dei prezzi dei gruppi di prodotti nelle settimane di quotazione e confronto con il medesimo periodo del precedente anno) riportano una flessione del 28,0% delle pesche gialle, del 27,3% delle nettarine gialle e del 30,9% di tutte le varietà di pesche. In flessione anche albicocche (-43,7%) e susine (-15,7%). Tuttavia, al di là del valore medio della flessione, assume importanza il livello di prezzo in termini assoluti che, per tutte le varietà citate, non appare minimamente remunerativo né capiente dei costi diretti di produzione. Per arginare la situazione, a livello ministeriale ed europeo è stato disposto un ampliamento del plafond dei ritiri di prodotto.

 

In provincia di Forlì-Cesena la produzione di Pesche e Nettarine si qualifica da anni come specializzazione e vocazione territoriale; la superficie agricola dedicata (SAU) a tali produzioni nel 2017 risulta pari a circa 3.520 ettari (-4,9% rispetto al 2016); la provincia si posiziona al quarto posto nella classifica nazionale decrescente (su 110 province) per superficie in produzione di nettarine (per 1.770 ettari, dopo le province di Ravenna, Caserta e Cuneo) e al sesto posto nella classifica nazionale decrescente (su 110 province) per superficie in produzione di pesche (per 1.750 ettari, dopo le province di Caserta, Napoli, Agrigento, Matera e Ravenna) (fonte: ISTAT).

 

Il medesimo posizionamento si riscontra con riferimento alla produzione raccolta (quantità) dei due prodotti in esame; in provincia di Forlì-Cesena gli ultimi dati ISTAT (anno 2016) hanno rilevato una produzione di Pesche e Nettarine per circa 77.200 tonnellate (al quarto posto nella classifica nazionale su 110 province, dopo Caserta, Ravenna e Cuneo).
Per la stagione estiva 2017 le aspettative e le valutazioni degli operatori riportano una contrazione delle quantità in produzione (in termini di peso) per effetto della riduzione della SAU ma soprattutto della ridotta pezzatura, quale conseguenza dell’eccessivo caldo.


La produzione lorda vendibile (PLV) di pesche e nettarine nel 2016 – sempre elaborata dall’Ufficio Studi della Camera di commercio della Romagna – è stata pari a 32,9 milioni di euro (il 33,6% della PLV frutticola provinciale e il 7,0% di quella totale). A livello regionale, la PLV di pesche e nettarine prodotte in provincia di Forlì-Cesena pesa per il 21,8% del totale, al secondo posto dopo Ravenna (61,2%) che si conferma il principale produttore in regione sia per quantità sia per valore (fonte: regione Emilia-Romagna).


Crisi strutturale. I segnali e gli effetti della crisi strutturale del comparto frutticolo locale sono evidenti e manifesti già da anni. Infatti, dal 2006, a fronte di un dimezzamento delle superfici in produzione (-50,2%) la PLV a valori nominali di pesche e nettarine si è ridotta di più della metà (il 56,0%), mentre la flessione è pari al 61,7% se considerata a valori reali (vale a dire depurati dall’effetto dell’inflazione). Il peso della PLV provinciale di pesche e nettarine sulla PLV totale si è pressoché dimezzato (dal 14,8% del 2006 al 7,0% del 2016), mentre l’incidenza della PLV di pesche e nettarine sulle colture frutticole si è ridimensionata (dal 55,1% al 33,6%)”.

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Davide Buratti

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. 

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