Tensioni sociali, è allarme rosso

Ricerca Ipsos: la preoccupazione per la crisi economica è più forte di quella per il Covid

CESENA. In Italia la preoccupazione per la crisi economica è più forte di quella per il Covid. Emerge dalla ricerca IPSOS “L’Italia tra tensioni sociali e metamorfosi”, condotta per Fondazione De Gasperi e Conad e presentata oggi a Milano. L’Italia è uno dei Paesi dove è più alta la percentuale di preoccupazione per l’impatto sociale ed economico della pandemia: disoccupazione e lavoro sono la prima preoccupazione per il 57% degli intervistati, mentre oltre il 60% dei giovani italiani sente i suoi progetti di vita a rischio.  Hanno aperto i lavori il presidente di Fondazione De Gasperi Angelino Alfano e l’amministratore delegato della cooperativa Commercianti Indipendenti Associati, Luca Panzavolta. «Siamo una impresa di prossimità che mantiene uno stretto legame con il territorio in cui opera — dice Panzavolta —. Questa ricerca è un biglietto da visita importante per la comunità di Milano, in cui siamo presenti con i nostri soci gestori dei punti vendita in modo strutturato».

Luca Panzavolta e Angelino Alfano

In Italia la rilevanza delle preoccupazioni derivanti da tensioni socio-economiche è molto superiore a quella di altri Paesi dell’Unione Europea: il 59% degli italiani mostra molta preoccupazione per il rischio di aumento della disoccupazione e di perdita di posti di lavoro, posizionando l’Italia al 2° posto nel mondo; il 32% si è anche detta preoccupata per l’ineguaglianza sociale e la povertà (Italia al 9° posto nel mondo). Le tensioni socio-economiche percepite sono talmente alte da superare la preoccupazione sanitaria per il Covid: a giugno 2021 il 61% dei cittadini italiani intervistati dichiara la recessione economica come paura predominante rispetto all’aspetto sanitario derivante dalla crisi pandemica (39%). 

In questo contesto, sono particolarmente significative le difficoltà economiche dichiarate dagli italiani, con il 56% dei rispondenti che si colloca nella parte bassa della piramide sociale del Paese e il 57%, che esprime una probabilità di diminuzione del reddito familiare dal 20 al 50%.

Ridurre i propri risparmi, peggiorare il proprio tenore di vita e non avere le risorse adeguate a sostenere i propri figli rappresentano i principali timori di un futuro che appare sempre più incerto. A risentire maggiormente di queste tensioni sono i giovani: oltre il 60% dei giovani italiani intervistati sente i suoi progetti di vita a rischio. In un clima dove regna uno stato emotivo di incertezza per il 58% degli intervistati, calano gli italiani che provano sentimenti positivi come fiducia (14%) e serenità (solo al 10%).

E’ una ricerca che dovrebbe essere sul tavolo di tutti i politici in quanto contiene dati necessari per avere elementi di valutazione e sensibilità utili al perseguimento del bene comune.

Lo ha detto anche Giuseppe Sala, sindaco di Milano: “La ricerca aiuta anche noi a interpretare una realtà difficile e in mutazione, dando rilievo ai sentimenti che i cittadini stanno vivendo in un periodo complesso come quello attuale. L’incertezza per la propria situazione economica è uno sprone a mettere in campo le giuste e necessarie azioni per ripartire. La pandemia ha sicuramente acuito le conseguenze di una crisi già in atto. Per invertire la rotta e alimentare un clima di fiducia occorre accelerare la campagna vaccinale – requisito imprescindibile per frenare l’emergenza sanitaria – e rispondere con concretezza alla richiesta più urgente, ovvero quella di lavoro. Per questo ritengo fondamentale che gli enti locali siano parte attiva nella gestione dei fondi del Pnrr”.

“La pandemia ha cambiato le nostre abitudini quotidiane: volevamo capire se avesse anche cambiato le nostre preoccupazioni – ha affermato Francesco Pugliese, AD di Conad – Quanto emerso dalla ricerca è un campanello di allarme che non dobbiamo trascurare: istituzioni e aziende devono lavorare insieme per aiutare gli italiani a superare la paura delle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria. Ancora una volta il rischio più grande che corriamo è proprio la paura, che frena le forze positive. Da parte nostra garantiamo l’impegno per continuare ad essere un motore di sviluppo, nell’interesse delle comunità”.

Per alimentare un futuro migliore sono cinque gli elementi che gli intervistati hanno messo in evidenza: una economia basata su una concezione maggiormente cooperativa (87%), un maggiore sostegno alle famiglie (84%), la garanzia di maggiore stabilità e certezze per i lavoratori (81%), un investimento sul civismo delle persone (76%) e una ridistribuzione delle ricchezze per diminuire le diseguaglianze (75%). Tra i valori che dovrebbero guidare le scelte al cambiamento del Paese, il tema della sostenibilità emerge preponderante, con gli Italiani che per il 70% sostengono la necessità di un maggiore ricorso a pratiche responsabili nel mondo delle imprese.

Commenta con Facebook

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

Dialoga con l'autore di questo post