Sugli aeroporti a Rimini sono nervosi

Soffrono l'attivismo del Ridolfi

CESENA. Sugli aeroporti, nel fine settimana, è stato riproiettato un film già visto sei mesi fa: Rimini si è impettita. Questa volta a scatenare le ire dei riminesi è stato il comunicato del sindaco di Ravenna che ha salutato con favore l’alleanza nata fra Cesena, Forlì e Ravenna con l’obiettivo di valorizzare il territorio e fare dell’aeroporto di Forlì un valore aggiunto. Apriti cielo, dal Riminese sono ripartiti gli strali. E’ mancata solo l’accusa di lesa maestà. 

Ma non è successo niente di strano. L’unica novità è che ora la gestione dell’aeroporto forlivese è in mano a degli imprenditori che si comportano come tali per cercare di portare a regime lo scalo che stanno provando a rilanciare con soldi loro. Per farlo hanno scelto diverse strade. Una di queste è la Dmc, società che si occuperà della promozione e vendita di prodotti turistici per i territori di Forlì-Cesena e Ravenna. E’ stata creata da Confesercenti e Confcommercio ed ha sede nell’aeroporto di Forlì. E nei giorni scorsi i vertici del sodalizio hanno incontrato il sindaco di Ravenna, poi c’è stato un comunicato. E, così come successe sei mesi fa quando fu annunciata la creazione della società, a Rimini non l’hanno presa benissimo. Non a caso l’edizione di Rimini del Corriere Romagna ha titolato: siluri da Rimini contro l’asse Cesena-Forlì-Ravenna per i voli. Ritengono che la nascita di Dmc dimostri il fallimento di Destinazione Romagna, struttura regionale per la valorizzazione turistica. E lamentano la mancata concezione di un territorio unito, almeno come prodotto da esportare.

Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire. Una classifica dei buoni e cattivi non serve a nulla, ma è indubbio che sul fronte turistico Rimini ha sempre cercato di fare l’asso pigliatutto. E’ indubbiamente la capitale turistica. Non a caso all’inizio degli anni Novanta per lei fu coniato il termine divertimentificio. Però Ravenna, Cervia e Cesenatico hanno circa dieci milioni di presenze quindi sono molto di più di un fratello povero. Quindi è logico che mettano in campo tutte le strategie necessarie per potenziare la propria offerta. 

Nello stesso tempo è chiaro che in Romagna l’offerta turistica è bipolare. Da una parte c’è il Riminese, dall’altra il tratto Forlì-Cesena e Ravenna. Questo non vuol dire farsi la guerra. Lo stesso sindaco di Ravenna ha chiarito che non vuole alimentare scontri. Interessante è anche la posizione di Paolo Maggioli, presidente di Confindustria Romagna, che denuncia che per il vero salto di qualità manca la concezione di un territorio unito, almeno come prodotto da esportare. E aggiunge “se davvero volessimo parlare di Romagna credo sarebbe ora di  ragionare in termini di aeroporto romagnolo a due piste, in due diversi punti del territorio. Se continuiamo a competere tra territori perderemo grandi occasioni ed è pericoloso”.

Insomma serve essere complementari, non alternativi. E questo non vale solo per gli aeroporti.

Commenta con Facebook

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

Dialoga con l'autore di questo post