Più cultura, meno aperitivi

Almeno tutelare le produzioni locali

CESENA. Non sono bacchettone, non lo sono mai stato e, forse, non lo sarò mai. Ma gli anni che passano e i capelli grigi che aumentano pesano sul modo di agire e di pensare. Forse è anche per quello che sono stato colpito da una frase che Maria Elena Baredi questa mattina ha postato nella sua pagina Facebook: insegnamo l’arte, il cinema, il teatro a scuola. Per favore, insegnamoli. Magari non nel pomeriggio. Ma al mattino, durante la scuola. La frase è di Pierfrancesco Favino.

 

Insomma, serve più cultura. Non è un problema nuovo e non è nuovissimo neppure l’sos. Da tanti (troppi) anni ci si lamenta perché non si alza il livello culturale. Il guaio è che non si è mai fatto nulla per farlo crescere e, col passare del tempo, la situazione è peggiorata. Sembrava che il punto di non ritorno fosse stato toccato con le televisioni commerciali, ma le  payette del Biscione (ma non solo) non sono nulla contro la deriva provocata dai social. Attenzione però: cultura è anche la difesa della nostra lingua, delle tradizioni, del culto della filosofia slow che, di fatto, è quella contadina. 

Invece niente, il problema è che i giovani crescono senza valori. Anzi, uno ce l’hanno: l’aperitivo. Sembra che non se ne possa fare a meno. Per carità, nessuno pretende che l’apericena sia sostituita con eventi culturali. Quell’appuntamento esisteva già negli anni Ottanta. A Cesena fu il Bar Carducci a farlo diventare un fenomeno di costume. Però potrebbe essere utile che i ragazzi oltre a parlare dell’ultimo dell’ultima festa e del vestito nuovo fatto apposta, ogni tanto si confrontassero anche sulla poesia studiata quella mattina a scuola, oppure su temi di attualità. Invece l’argomento più gettonato rischia di essere il ritocco, soprattutto delle donne, ma non solo, fatto all’ultima foto postata sui social. 

Però visto come vanno le cose, sarebbe utile almeno che il fenomeno dell’aperitivo  diventasse un volano per l’economia locale. Per farlo servirebbe valorizzare le nostre produzioni. Invece nei taglieri ci finiscono prodotti che, spesso, poco hanno a che fare col territorio. Un pò meno per quanto riguarda i vini, ma l’impressione è che le nostre cantine potrebbero essere valorizzate di più. Magari con la spinta del Comune.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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