RavennAntica celebra Dante con una doppia inaugurazione

RAVENNA. Venerdì 16 aprile, alle ore 18.30, presso il Museo Tamo, RavennAntica inaugura due esposizioni nell’ambito delle celebrazioni per il 7° anniversario della scomparsa di Dante Alighieri: “Tamo Dante: Dante e la Romagna” a cura diLaura Pasquini, Giuseppe Sassatelli, Enrico Cirelli e Fabrizio Corbara e “Tamo Dante: L’alto passo… Andar per pace”, personale dell’artista Enzo Babini a cura di Giuseppe Sassatelli e Fabrizio Corbara.

Nonostante la situazione pandemica ancora  non permetta di effettuare un’inaugurazione tradizionale, la volontà di RavennAntica è quella di trasmettere un messaggio di fiducia, aprendo virtualmente le porte del museo, arricchito dal circuito Tamo Dante. Durante questi mesi, nonostante le difficoltà, il lavoro e la progettualità della Fondazione non si sono fermati: queste due nuove esposizioni, inserite nel ricco calendario delle celebrazioni dantesche, sono in rete con tutte le istituzioni culturali della città per promuovere, attraverso differenti espressioni artistiche, la figura e l’opera del padre della lingua italiana.

L’inaugurazione, sarà visibile sulla pagina Fb di RavennAntica, sulla pagina Instagram di RavennAntica e anche sulla pagina Fb Ravenna per Dante, in cui abitualmente vengono trasmesse le letture dantesche.

In attesa della riapertura del Museo Tamo, che avverrà in piena sicurezza non appena le misure sanitarie lo consentiranno, dopo l’inaugurazione sarà possibile vedere i video di presentazione delle mostre sul sito www.ravennantica.it

Tra tutte le regioni italiane ricordate da Dante nella Divina Commedia, dopo la Toscana viene la Romagna. La presenza rilevante della Romagna nella vita e nell’opera del Sommo Poeta giustifica la mostra “Tamo Dante: Dante e la Romagna”, allestita nel soppalco del Tamo.

Ripercorrendo le tappe di un percorso fatto di passi e parole, di certezze documentarie ma anche di ipotesi, l‘esposizione mette in fila i luoghi citati nella Commedia e in alcuni casi anche quelli che, pur non chiamati in causa nel testo, vennero presumibilmente lambiti nei possibili tragitti romagnoli del poeta. Le immagini sono quelle di luoghi e di edifici che ancora oggi mantengono, benché magari rimaneggiati nei secoli successivi, l’aspetto che gli stessi avevano fra la fine del Duecento e i primi anni del secolo XIV, sino al 1321, quando cioè Dante li poté vedere.

La Romagna fu in qualche modo la sua seconda patria, in quanto vi aveva più volte soggiornato: sicuramente a Forlì nel 1303 e 1310 e a Ravenna negli ultimi anni della vita. Il territorio romagnolo si affaccia precocemente nella Commedia, ed è anzi la prima regione a occupare il proscenio dell’aldilà con un personaggio e un episodio tra i più celebri cantati dal poeta: quello che legò in vita e nelle pene dell’Inferno Francesca da Rimini e l’amante, Paolo Malatesta. 

In quella Romagna più volte percorsa negli anni dell’esilio, dove aveva riposto le prime speranze da fuggiasco, di cui conosceva le magagne e i pregi, il poeta decise di approdare negli ultimi anni della sua vita tormentata, ospite nella Ravenna di Guido Novello da Polenta. Qui, dopo tanto peregrinare riuscì a trovare un po’ di pace, ebbe di nuovo accanto i figli, Pietro, Jacopo e Antonia, monaca con il nome di suor Beatrice presso il monastero di Santo Stefano degli Ulivi, e attorno alla sua figura di letterato autorevole si riunì un vivace cenacolo di amici e studiosi. A Ravenna il poeta poté completare la sua opera maggiore e qui si conservano le sue spoglie mortali.

L’idea alla base della mostra “Tamo Dante: L’alto passo… Andar per pace”, personaledello scultore e ceramista Enzo Babini, è invece la rappresentazione della Divina Commedia in cento formelle di terracotta. L’esposizione, realizzata in collaborazione con Casa Matha e ospitata nei chiostri del Museo Tamo, si sviluppa in tre momenti cronologici distinti e consecutivi, ognuno dedicato ad una delle tre Cantiche della Commedia. 

La mostra apre con le formelle dedicate all’Inferno, per poi proseguire con quelle dedicate al Purgatorio e concludersi con le formelle dedicate al Paradiso: un’unica esposizione, che però si articola in tre momenti temporali successivi, a scandire le tre fasi del viaggio e che coprirà tutto il periodo delle celebrazioni dantesche, fino al 2022.

Le cento formelle, una per ogni canto del capolavoro di Dante, illustrano le scene chiave della Divina Commedia, fornendone una straordinaria sintesi per immagini di grande efficacia. Il tratto distintivo del lavoro di Babini è la relazione tra il materiale e l’immateriale con cui ottiene risultati originali nella superficie finale delle sue terrecotte. La realizzazione di queste opere è il frutto di una grande sfida, che l’artista ha sviluppato attraverso un sottile equilibrio tra l’accuratezza grafica e la ricerca materica pervenendo ad una essenzialità rappresentativa spoglia di ogni orpello.

L’esecuzione delle terrecotte è diversa nelle tre cantiche. Il rilievo materico è forte e molto contrastato nelle scene dell’Inferno, dando sostanza alla drammaticità dell’ambientazione, mentre si attenua gradualmente nel Purgatorio, fino a diventare quasi esclusivamente segno grafico nel Paradiso. Per questa ragione le visioni di luci, canti e suoni del Paradiso sono accolte o inscritte all’interno di forme geometriche, le quali consentono di accogliere in maniera efficace i concetti più astratti.

Grazie alla Società Dante Alighieri, i canti di Babini sono stati esposti a Città del Messico e a Melbourne, in Australia, in Cina nella città di Ging-De-Zhen e nel 2011 al museo Statale di Puškin a Mosca. L’opera, unica nel suo genere, ha richiesto tre anni di lavoro.

L’idea di inaugurare queste mostre proprio al Tamo non è casuale: all’interno del complesso museale, infatti, è presente la sezione permanente “Mosaici tra Inferno e Paradiso”, inaugurata nel 2012. Comprende 21 opere in mosaico, di diversa ispirazione e vocazione, realizzate nel 1965 da mosaicisti della scuola ravennate, allora riuniti nello storico “gruppo mosaicisti” dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, di cui quindici realizzate su cartoni di pittori italiani di grande rilievo – come Gentilini, Mattioli, Ruffini, Saetti e Sassu.

Tamo, dunque, si trasforma in un vero e proprio distretto dantesco, attiguo alla Zona del Silenzio ed in dialogo con gli altri luoghi che si accingono ad ospitare, o stanno già ospitando, esposizioni a tema: si pensi alla mostra “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio”, che occuperà gli spazi della Chiesa di San Romualdo, alla mostra “Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante” presso la Biblioteca Classense e al Museo Dante, di prossima apertura.

Commenta con Facebook

Dialoga con l'autore di questo post