Il debito pubblico fa meno paura

Segnali positivi arrivano dai mercati

CESENA. Segnali positivi dal mondo finanziario: il debito pubblico fa meno paura. Questo non vuol dire che d’ora in avanti gli enti pubblici debbano aprire il portafoglio a fisarmonica. Anzi, ministri e assessori dovranno continuare ad andare in tasca con i gomiti, ma i mercati dimostrano di credere nell’Italia. Lo dimostra la risposta ricevuta dal Btp Futura lanciato dal Tesoro per complessivi dodici miliardi di euro. Ha visto ordini superiori a 130 miliardi: 64 per quello a 50 anni e 66 per quello a sette anni.

Il segnale importantissimo è quello legato al Btp a 50 anni, soprannominato Matusalemme. Scadrà il primo marzo 2072. E’ vero che il rendimento è buono (2,18 per cento), ma una domanda così alta significa che lo Stato italiano è ritenuto solvibile. In  pratica si tratta di qualcosa di simile al debito irredimibile. Non è la stessa cosa. Un debito irredimibile è un prestito che non prevede rimborso, ma solo una rendita. In questo caso la restituzione è prevista, ma solo fra 50 anni, quindi a babbo morto. Una decisione simile potrebbe essere presa anche dalla Bce. La Banca centrale europea ha in pancia moltissimi Buoni del tesoro dei singoli stati, in particolare di quelli più indebitati (leggesi Italia). A più riprese si è parlato di una cancellazione del debito, ipotesi che non è possibile. Più facile pensare che la Bce non metta sul mercato buona parte di quei Btp e, pur senza farli diventare irredimibili, accetti di trasformarli in una sorta di rendita.

Del resto la pandemia ha pesato moltissimo sui conti dei vari stati facendo lievitare i singoli  debiti pubblici. Nel contempo è difficile pensare che possa diminuire, quantomeno in maniera consistente. A meno che non si intervenga con delle patrimoniali o con soluzioni penalizzanti per i risparmiatori. Queste formule quindi sembrano le più indicate. Anche perché permetterebbero agli stati di mantenere una capacità di spesa che è fondamentale perché gli investimenti pubblici sono e resteranno indispensabili per garantire lo sviluppo. Naturalmente continuerà ad essere fondamentale tenere sotto controllo i conti pubblici. Anzi, ci sarà sempre meno spazio per politiche economiche improvvisate e, soprattutto, con visioni limitate. Manovre che hanno come unico scopo quello di mantenere o conquistare il consenso.

Commenta con Facebook

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

Dialoga con l'autore di questo post