Dante Alighieri e San Pellegrino Laziosi: due figure di primo piano, da Forlì al resto del mondo

Settima tappa dell'itinerario sulle tracce di Dante a Forlì di Marco Viroli e Gabriele Zelli

Durante i suoi soggiorni forlivesi, Dante Alighieri ebbe certamente modo di visitare la Basilica di Santa Maria dei Servi con il suo splendido portale e di conoscere Pellegrino Laziosi, non ancora santo, coetaneo del Sommo Poeta poiché nato anch’egli nel 1265.
Pellegrino Laziosi, compatrono della città, è considerato il santo più famoso e venerato dell’Ordine dei Serviti. Nacque nel 1265, al numero 15 dell’attuale via Giovita Lazzarini, nella cosiddetta “città vecchia”, dove oggi una lapide individua quella che fu la sua casa natale:
SALUTI REVERENTE IL POPOLO / LA CASA IN CUI ALL’ITALIA AL MONDO / PELLEGRINO LAZIOSI / TUMULANTI LE FAZIONI UMANE / NACQUE GHIBELLINO E SANTO. / I FORLIVESI AL CONCITTADINO / I SERVI DI MARIA AL CONFRATELLO / 27 DICEMBRE 1951

Nella cantina dell’edificio, di proprietà privata, protetta da un cancelletto con lo stemma del casato, è tuttora presente la cella-grotta ove la tradizione vuole che Pellegrino Laziosi si ritirasse in preghiera e in penitenza. Nato da una famiglia di tradizione ghibellina, da giovane partecipò alle lotte politiche locali contro i guelfi. La leggenda narra che durante i tumulti popolari, avvenuti per l’interdetto ricevuto da papa Martino IV (1210 – 1285), il priore generale dei Servi di Maria, Filippo Benizi (1233 – 1285; proclamato santo nel 1671), che si trovava in visita a Forlì, mentre esortava i forlivesi a piegarsi al potere del pontefice, fu percosso e cacciato dalla città. Tra i ribelli vi era il diciottenne Pellegrino e i vari racconti che si sono susseguiti nei secoli riportavano che fu proprio il giovane Laziosi a colpire Benizi con uno schiaffo. Avvenne poi che, raggiunta l’età di trent’anni, Pellegrino si convertì alla fede gettandosi ai piedi del superiore generale dell’Ordine dei Servi di Maria. Entrò poi in quello stesso ordine e, dopo il noviziato a Siena, fece ritorno in convento a Forlì.
A circa sessant’anni fu colpito da cancrena alla gamba destra. I cerusici stabilirono che, per salvarlo da morte certa, l’unica soluzione fosse di eseguire un intervento di amputazione dell’arto infetto, il cui esito poteva essere letale, visti i rudimentali mezzi utilizzati a quei tempi lontani. Durante la notte precedente l’intervento, Pellegrino si trascinò faticosamente fino alla sala capitolare e inginocchiatosi di fronte all’immagine del crocefisso, pregò per ricevere la guarigione. Addormentatosi sugli scanni, vide in sogno Gesù che, sceso dalla Croce, lo liberava dal male. Quando si svegliò la mattina seguente, Pellegrino scoprì di essere miracolosamente guarito. Da quel momento acquisì fama di santità che si fece via via crescente. Dopo il miracolo della guarigione, Laziosi ebbe a vivere ancora una ventina d’anni. Morì, infatti, nella sua Forlì, il primo maggio 1345.
Riguardo al giorno dei funerali del santo, il sito della Diocesi di Forlì-Bertinoro riporta: «La salma fu esposta nel coro della chiesa: tutti volevano avvicinarsi per toccarla con oggetti e reliquie preziose. Tra gli altri, un cieco implorava aiuto, quand’ecco Pellegrino sembrò risvegliarsi e guarirlo all’istante. E anche una donna, posseduta dal demonio, fu liberata dal maligno».

Portale Chiesa di Santa Maria dei Servi – foto Fabio Casadei

Il santo fu poi deposto non in terra ma in una nicchia nella parete della basilica, chiaro segno di una devozione già viva e non comune. Ancora oggi il corpo di Pellegrino è custodito in una teca di cristallo, posta nella basilica a lui intitolata, in piazza Morgagni a Forlì, dove una lapide murata a sinistra della facciata lo ricorda con queste parole:
QUI VISSE DAL 1295 AL 1345 / S. PELLEGRINO LAZIOSI / GLORIA DEI SERVI DI MARIA / PATRONO DI FORLÌ / CON LA PREGHIERA E LA PENITENZA / SI ELEVÒ AI CASTIGHI DELLA SANTITÀ / VERSO I POTENTI E I SOFFERENTI / FU RARO ESEMPIO DI CARITÀ / PROTEGGA QUESTA SUA CITTÀ NATALE / RIMANGA PER TUTTI SEGNO DI SPERANZA / NEL 250° DELLA SANTIFICAZIONE (1726-1976) / I SERVI DI MARIA / A RICORDO POSERO.

Il 15 aprile 1609 Pellegrino fu dichiarato beato da papa Paolo V (1550 – 1621), mentre, il 27 dicembre 1726, fu papa Benedetto XIII (1649 – 1730) a canonizzarlo.
In tutto il mondo San Pellegrino Laziosi, detto anche San Pellegrino da Forlì, è venerato come patrono e protettore degli ammalati di cancro, di AIDS e di tutti quelli colpiti da patologie di particolare gravità. Generalmente è raffigurato sorretto da angeli, mentre Gesù scende dalla Croce per guarirlo dalla cancrena alla gamba.
In seguito all’espandersi dell’Ordine dei Servi, il suo culto si è esteso nel mondo. Oggi la basilica è meta di pellegrini provenienti anche dall’estero. Il santo, infatti, è forse più famoso nel resto del mondo che in Italia.
A Forlì, ogni anno il primo maggio, nell’anniversario della morte di Pellegrino, nella piazza e nelle vie del rione circostante alla basilica, si tiene un mercatino con numerose bancarelle che vendono ogni tipo di merce e, in particolare, i tradizionali cedri. Pare, infatti, che il santo si servisse delle proprietà terapeutiche di questi agrumi, ricchi di vitamina C, per lenire le sofferenze dei malati di colera e di peste.
Il progetto della cappella dedicata a San Pellegrino fu avviato nel 1609 ma realizzato solo a partire dal 1626 quando, il 15 luglio, fu solennemente posata la prima pietra. I lavori terminarono nel 1638 e il 15 maggio 1639 vi fu trasportato il corpo del santo che, a quel momento, era ancora solo beato. La pala d’altare raffigurante Gesù Cristo che risana San Pellegrino è attribuita al forlivese Giovanni Pritelli (o Pretelli), detto Giannone (? – 1468), ed è stata realizzata su disegno di Simone Cantarini (1612 – 1648), suo maestro. Nell’attuale piazza Morgagni si trova la Chiesa di Santa Maria dei Servi, in Campostrino, popolarmente nota col nome di Chiesa di San Pellegrino Laziosi. In seguito a saltuari contatti con la città, che alcuni documenti fanno risalire fin dal 1271, l’Ordine dei Servi di Maria decise di stabilire a Forlì una sua sede. Inizialmente gli fu concesso di occupare un eremo nella contrada di Campostrino (o Campo Ustrino), luogo ameno, lontano dai clamori della città, destinato in epoca romana alla cremazione dei cadaveri e che nel Medioevo individuava una vasta area che si estendeva dall’attuale corso della Repubblica fino alla Rocca di Ravaldino. I Servi occuparono una struttura religiosa già esistente e in stato di abbandono e, in segno di devozione, la dedicarono a Santa Maria.
L’edificio sacro mostra elementi che ne attestano le origini romano-gotico, come lo splendido portale ogivale d’ingresso, in pietra e laterizio, decorato da raffinate cornici con motivi intrecciati e sorretto da colonnine tortili. La facciata medievale, risalente alla più antica costruzione del XIII secolo, fu inserita in un prospetto a quattro lesene, rimasto però incompiuto.
Fra il Quattrocento e il Cinquecento, l’edificio subì notevoli trasformazioni con l’aggiunta di alcune cappelle su cui si svilupparono poi le navate laterali. Numerosi furono nei secoli gli interventi di restauro e di risistemazione, tuttavia quello che portò l’edificio all’attuale aspetto è riconducibile al XVIII secolo, quando si determinò la trasformazione della chiesa dalle originarie forme gotiche a quelle barocche. Vi operò anche il famoso architetto forlivese Giuseppe Merenda al quale sono riconducibili i lavori di ampliamento e ornamento della cappella di San Pellegrino e la realizzazione della copertura a volta della navata centrale. La struttura del convento e del chiostro è invece meno leggibile rispetto alla chiesa, ma è certo che l’intervento decisivo che li portò ad avere lo stato attuale fu quello cui furono sottoposti nel 1793, su indicazione dell’architetto Ruffillo Righini.
Di grande interesse è anche la trecentesca Sala del Capitolo, ove i Servi di Maria si riunivano per pregare e per dedicarsi alla lettura e al commento dei testi sacri. Lungo le pareti sono collocati i semplici ed eleganti scranni in noce su cui prendevano posto i frati. Qui si trova il Crocifisso tra Maria e San Giovanni Evangelista, straordinario affresco trecentesco attribuito a Giuliano da Rimini, davanti al quale Pellegrino Laziosi ottenne la guarigione. La stessa sala è ricca di diversi affreschi e frammenti di opere pittoriche murarie tanto da poterla considerare una vera e propria “antologia dell’affresco”, come la definì lo storico Giuliano Missirini (1922 – 2000).
Nel 1977 papa Paolo VI (1897 -1978) elevò la chiesa allo status di “Basilica minore”. Per l’importanza delle opere presenti, fu poi dichiarata monumento nazionale.
All’esterno l’edificio sacro appare semplice e austero per via dell’incompiutezza del prospetto nonché per gli evidenti segni di usura che il tempo ha prodotto sul mattone a vista.

Il campanile della Chiesa di Santa Maria dei Servi – foto Fabio Casadei
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Marco Viroli

Scrittore, giornalista pubblicista e copywriter, è nato a Forlì nel 1961. Laureato in Economia e Commercio, nel suo curriculum vanta una pluriennale esperienza di direzione artistica e organizzazione eventi (mostre d’arte, reading, concerti, spettacoli, incontri con l’autore, ecc.) per conto di imprese ed enti pubblici. Dal 2006 al 2008 ha curato le rassegne “Autori sotto la torre” e “Autori sotto le stelle” e, a cavallo tra il 2009 e il 2010, si è occupato di relazioni esterne per una fondazione di arte contemporanea. Tra il 2010 e il 2014 ha collaborato con “Cervia la spiaggia ama il libro” (la più antica manifestazione di presentazioni d’autori in Italia) e con “Forlì nel Cuore”, promotrice degli eventi che si svolgono nel centro della città romagnola. Dal 2004 è scrittore e editor per la casa editrice «Il Ponte Vecchio» di Cesena. Autore di numerose prefazioni, dal 2010 cura la rubrica settimanale “mentelocale” sul free press settimanale «Diogene», di cui, dal 2013, è diventato direttore responsabile. Nel 2013 e nel 2014, ha seguito come ufficio stampa le campagne elettorali dei candidati del Partito Democratico Gabriele Zelli e Davide Drei, divenuti poi rispettivamente sindaci di Dovadola (FC) e Forlì. Nel 2019 ha supportato come ufficio stampa la campagna elettorale di Paola Casara, candidata della lista civica “Forlì cambia” al consiglio comunale di Forlì, centrando anche in questo caso l’obiettivo. Dal 2014 è addetto stampa di alcune squadre di volley femminile romagnole (Forlì e Ravenna) che hanno militato nei campionati di A1, A2 e B. Come copywriter freelance ha collaborato con alcune importanti aziende locali e nazionali. Dal 2013 al 2016 è stato consulente di PubliOne, agenzia di comunicazione integrata, e ha collaborato con altre agenzie di comunicazione del territorio. Dal 2016 al 2017 è stato consulente di MCA Events di Milano e dal 2017 collabora con Librerie.Coop. Dal 2017 è consulente Ufficio Stampa ed Eventi della catena Librerie.Coop, con sede a Bologna. È vicepresidente dell’associazione culturale Direzione 21 che da cinque anni organizza la manifestazione “Dante. Tòta la Cumégia”, volta a valorizzare il ruolo di Forlì come città dantesca e che culmina ogni anno con la lettura integrale della Divina Commedia. Nel 2003 ha pubblicato la prima raccolta di versi, Se incontrassi oggi l’amore. Per «Il Ponte Vecchio» ha dato alle stampe Il mio amore è un’isola (2004) e Nessun motivo per essere felice (foto di N. Conti, 2007). Suoi versi sono apparsi su numerose antologie, tra cui quelle dedicate ai Poeti romagnoli di oggi e… («Il Ponte Vecchio», 2005, 2007, 2009, 2011, 2013), Sguardi dall’India (Almanacco, 2005) e Senza Fiato e Senza Fiato 2 (Fara, 2008 e 2010). I suoi libri di maggior successo sono i saggi storici pubblicati con «Il Ponte Vecchio»: Caterina Sforza. Leonessa di Romagna (2008), Signore di Romagna. Le altre leonesse (2010), I Bentivoglio. Signori di Bologna (2011), La Rocca di Ravaldino in Forlì (2012). Nel 2012 è iniziato il sodalizio con Gabriele Zelli con il quale ha pubblicato: Forlì. Guida alla città (foto di F. Casadei, Diogene Books, 2012), Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2013), Terra del Sole. Guida alla città fortezza medicea (foto di F. Casadei, Diogene Books, 2014), I giorni che sconvolsero Forlì («Il Ponte Vecchio», 2014), Personaggi di Forlì II. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2015), Fatti e Misfatti a Forlì e in Romagna («Il Ponte Vecchio», 2016), Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna volume 2 («Il Ponte Vecchio», 2017); L’Oratorio di San Sebastiano. Gioiello del Rinascimento forlivese (Tip. Valbonesi, 2017), Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna, vol. 3 («Il Ponte Vecchio», 2018). Nel 2014, insieme agli storici Sergio Spada e Mario Proli, ha pubblicato per «Il Ponte Vecchio» il volume Storia di Forlì. Dalla Preistoria all’anno Duemila. Nel 2017, con Castellari C., Novara P., Orioli M., Turchini A., ha dato alle stampe La Romagna dei castelli e delle rocche («Il Ponte Vecchio»). Nel 2018 ha pubblicato, con Marco Vallicelli e Gabriele Zelli., Antiche pievi. A spasso per la Romagna, vol.1 (Ass. Cult. Antica Pieve, 2018), cui ha fatto seguito nel 2019, con gli stessi coautori, Antiche pievi. A spasso per la Romagna, vol.2 (Ass. Cult. Antica Pieve, 2018). Nel 2019, ha pubblicato con Flavia Bugani e Gabriele Zelli Forlì e il Risorgimento. Itinerari attraverso la città, foto di Giorgio Liverani, (Edit Sapim, 2019). È inoltre autore delle monografie industriali: Caffo. 1915-2015. Un secolo di passione (Mondadori Electa, 2016) e Bronchi. La famiglia e un secolo di passione imprenditoriale (Ponte Vecchio, 2016). 

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