Che brutta cosa il parolismo

Se il populismo gioca con le parole, c’è qualcuno poi che le trasforma in pietre

CESENA. Se il populismo gioca con le parole, c’è qualcuno poi che le trasforma in pietre. Questo il titolo su “Il Foglio” di oggi. Nel mirino del direttore, Claudio Cerasa, è finito il parolismo inteso come l’abitudine di dare risposte semplici a problemi complessi.

Quello che è successo negli Stati Uniti è preoccupante. Il riferimento è dell’assalto al Parlamento. Lo è per tutta una serie di motivi. E non si può essere tranquilli perché, alla fine, la democrazia ha prevalso. Non si può pensare che tutto possa essere stato risolto facendo passare la nottata. Se circa il 33 per cento degli americani non ha condannato il gesto è difficile ritenere che questa quota possa scendere nonostante l’eventuale buona volontà del nuovo presidente degli Stati Uniti. Ciò significa che il trumpismo sia ben lungi  dall’essere sconfitto. E con esso il populismo, fenomeno più esteso di più di quanto si possa pensare. C’è il Sud America con il Brasile in testa, poi i casi a noi più vicini: Ungheria e Polonia. Senza poi dimenticare la Russia dove, forse, siamo un passo più avanti. 

In Italia stiamo meglio, anche se dispiace che da destra, in particolare Giorgia Meloni (per la verità intellettualmente più onesta rispetto ad un Salvini cerchiobottista) non ha condannato i fatti statunitensi, così come in precedenza non aveva preso posizione contro Orban, leader ungherese, sul delicato tema dello stato di diritto. Si può essere conservatori o progressisti, keynesiani o liberali, ma su certi temi sarebbe necessario fare chiarezza. Quando si parla di stato di diritto si intende, soprattutto, autonomia di magistratura e stampa, la base della democrazia. 

C’è poi il problema del parolismo fenomeno del quale in molti se ne abbeverano a piene mani e che fa e ha fatto danni a non finire. In Italia ne sappiamo qualcosa. La politica ha sempre avuto la tendenza di spararla grossa. Ma da Berlusconi in poi l’asticella si è alzata in continuazione. Ed è un problema. Lo è a prescindere, ma in momenti di grande difficoltà come quelli attuali lo è ancora di più. Governare non è semplice e non può essere fatto dando risposte generiche. Le difficoltà poi ora sono aumentate all’ennesima potenza e servirebbero analisi e proposte adeguate evitando di dispensare facili illusioni. Ricette miracolistiche non esistono. Per quanto riguarda il momento attuale ognuno ha la propria idea su come uscirne. Non possono essere tutte uguali. Però tutti devono avere l’onestà di riconoscere che, comunque, avremo davanti un periodo difficile che potrà essere più o meno lungo. Promettere la luna nel pozzo è intellettualmente disonesto e, soprattutto, socialmente  pericoloso. 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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