Il parere sulla variante che sta facendo tremare il palazzo

FORLÌ – Non ne ha parlato nessun giornale. Nessuno tranne uno: il Resto del Carlino di Forlì, che sabato 26 settembre 2020 gli ha dedicato un articolo molto esaustivo, a firma di Fabio Gavelli.

È il parere legale chiesto dalla Confesercenti cittadina sulla delibera che dovrebbe dare il via alla variante per il nuovo Megastore tra via Bernale e via Bertini.

Un documento denso e lungo ben 45 pagine, difficile da interpretare per chi non conosca bene la materia. Ma che sta facendo tremare le segrete stanze del palazzo municipale, già fortemente scosso dai rilievi del battagliero Comitato del No e dalla vicenda degli audio a porte chiuse.

In sostanza il parere legale vergato dal professor Franco Mastragostino e dall’avv. Maria Chiara Lista, due luminari del diritto amministrativo, dice una cosa: i dati sul traffico che giustificano il nuovo progetto sono troppo bassi, fermatevi.

DI quali numeri parliamo?

L’analisi dello studio legale è molto precisa. Il dato di frequentazione media giornaliera, ipotizzato da chi chiede la variante è «quantificato in un numero di utenti pari a 1125». In una struttura gestita da un big player come il noto marchio milanese che si è detto interessato? Gli utenti giornalieri «si attestano sui 3300».

Una differenza di due terzi: da un migliaio di macchine al giorno a oltre tremila. Duemila auto di differenza.

Tanto che il professor Franco Mastragostino e l’avv. Maria Chiara Lista, autori del parere, si spingono a scrivere che «tutta l’analisi inerente la prospettazione dell’impatto dimensionale della struttura alimentare in previsione nel comparto PI 2C/D, ai fini di calcolarne gli effetti sul traffico indotto, appare viziata da un eclatante e sorprendente sottodimensionamento».

Chi è favorevole al progetto, sostiene che l’area costruita di vendita totale si ridurrà a 8.500 da 10mila metri quadri complessivi.

Zattini e Mezzacapo

Secondo il parere legale, però, le conseguenze saranno ben più gravi dei benefici di questa piccola riduzione, a causa dell’enorme aumento del traffico in una delle zone più intasate di Forlì. A poco servirebbero, a questo punto, le opere compensative proposte dal costruttore.

Problemi di legittimità si sommano poi nel parere ad altre questioni più tecniche, che rafforzano l’opinione secondo cui una variante che introduca dinamiche di questo tipo e dimensione, possa essere fatta solo con una modifica del piano del commercio. Altrimenti, l’impugnazione al TAR è dietro l’angolo.

Ma non è tutto. potrebbero esserci conseguenze anche peggiori.

L’area interessata dalla variante

Nel parere si legge infatti che il difetto di istruttoria, insieme alla precedente “denuncia” delle associazioni del commercio, farebbe emergere «un possibile profilo di responsabilità dei dirigenti a cui compete la verifica tecnica dei dati progettuali, per mancata valutazione e carente od omessa istruttoria, ma anche dell’Amministrazione tutta nel suo complesso, avuto riguardo ad una “materia” sulla quale vi è primaria, fondamentale e diretta competenza del Comune».

Una valutazione che pesa come un macigno sui consiglieri chiamati a votare la delibera.

E voi, cosa ne pensate? Come sempre i commenti sono liberi: dite la vostra, adesso.

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