Al Rasi “Salmagundi” di Marco Martinelli, esito finale del laboratorio per attori under30

(foto di: Enrico Fedrigoli)

Il prologo de La stagione dei teatri 2020-21 di Ravenna si apre al Teatro Rasi venerdì 25 settembre alle ore 21 con la mise en espace di Salmagundi, a seguito del laboratorio teatrale diretto dal drammaturgo e regista Marco Martinelli incentrato sulla “favola patriottica” scritta e messa in scena nel 2004. Il testo di Martinelli, recentemente ripubblicato da Editoria e Spettacolo, riprenderà dunque nuova vita con questo esito finale aperto al pubblico. Repliche sabato 26 alle 18 e domenica 27 alle 16. Domenica 27 dopo lo spettacolo presentazione di Drammi al presente (Editoria & Spettacolo) con Marco Martinelli e Gerardo Guccini.

Nato dalla creatività di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, Salmagundi portava in scena nel 2004, oltre ad alcuni degli attori storici delle Albe, quindici giovani attori emersi dal progetto Epidemie, sorta di laboratorio teatrale che la compagnia ravennate tenne nei mesi precedenti la realizzazione. «Il laboratorio durò nove mesi – ricorda Martinelli – e si rivelò una vera fucina. Dopo Salmagundi tanti giovanissimi continuarono per la loro strada, penso a Consuelo Battiston e Gianni Farina, fondatori di Menoventi, Alessandro Miele, anch’egli nei Menoventi e ora curatore del Progetto Demoni, nonché organizzatore del festival Ultimi Fuochi in Puglia. Ma poi Michele Bandini e Emiliano Pergolari, che a Foligno hanno creato la compagnia Zoe Teatro».

Ora, sedici anni dopo, la situazione si ripresenta molto simile, con la presenza in scena di 16 attori e 4 assistenti alla regia partecipanti al laboratorio per under30 svoltosi in settembre al Teatro Rasi sotto la guida di Martinelli. «Pur non avendo mai smesso di condurre i laboratori della non-scuola – spiega il regista delle Albe – era da tanto che non ne tenevo uno per attori under30, e ciò ha coinciso col desiderio di rimettere in scena Salmagundi dopo oltre 15 anni, anche a seguito del momento storico che stiamo vivendo. Quella drammaturgia, così legata all’oggi, e il mio desiderio di lavorare con una nuova generazione di attori si sono dunque sposati, ed è nato questo esercizio spirituale dalla dinamica grandemente corale».

Bizzarra, ma inquietante, la storia raccontata in Salmagundi, termine che trae origine da un guazzabuglio semantico inglese traducibile come “salame cotto”, diventato poi anche il titolo di un giornale satirico americano: nell’Italia del 2094 da trent’anni non si ammala più nessuno, nemmeno un raffreddore, proprio nulla. Da tutto il mondo arrivano medici e scienziati per studiare come siamo fatti, perché il caso è, ovviamente, miracoloso. Un bel giorno però, nella clinica in cui ormai l’unica preoccupazione è organizzare corsi di tip tap e “varietà scientifici”, il dottor Julius T. Merletto, giovane medico appena laureato, scopre che suo zio Gustavo ha una ferita all’altezza del cuore: lo zio contadino dice che «il suo cuore si va trasformando in un salame cotto, un bel salame che lo strozza». Da ciò potrebbe scaturire una terribile epidemia, ma nel paese lobotomizzato dall’autoproclamazione di assenza dei problemi (perché non ci sono malattie, ma nemmeno più valori, sentimenti reali, coscienza) il riemergere della realtà non può essere accettato, anzi nemmeno se ne può concepire l’esistenza, e così il povero dottor Merletto viene prima irriso, poi rinchiuso, corrotto, fino a essere, naturalmente, adulato ed esaltato, quando è ormai evidente la sua ragione e l’epidemia è scoppiata. Dunque fra assurdi inni-jingle nazionali, dottorini incapaci, esibizioni di ballo e barellieri improponibili, si arriva a un finale frenetico e rivoluzionario. Ma si tratterà della tipica, fallimentare rivoluzione italica, ovvero molto rumore per nulla. «Non è cambiato nulla da quando scrissi Salmagundi – dice Martinelli – anzi forse c’è stato un peggioramento, che però è figlio di quell’epoca, degli anni in cui il testo fu scritto; ma ciò che stiamo vivendo oggi non è figlio di tre anni fa, è erede della fine della politica, di quel senso di fine della morale dei primi anni 2000 e di un egoismo istituzionalizzato che ci sfigura, sfigura la migliore tradizione culturale e spirituale del nostro Paese».

Parecchie, in Salmagundi, sono le chiavi di lettura e i livelli d’interpretazione, questo per via dei tanti temi simbolici affrontati o anche solo accennati. La stupidità, in primis, che Martinelli individua come la vera malattia del nostro paese (attuale), in cui banalità e bieco patriottismo sembrano i massimi valori. O il cuore, in effetti protagonista di tutta la storia, da sempre simbolo di tutto ciò che è passione e sentimento, e ora tragicamente malato, trasformato addirittura in un salame.

Informazioni e biglietti
Ingresso unico 5€
Posti limitati. I biglietti sono in vendita su vivaticket.it e a partire da un’ora prima dello spettacolo. È vivamente consigliato il pagamento con bancomat, carta di credito e satispay.

Informazioni Ravenna Teatro al numero 333 7605769 da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, sabato 26 dalle 15.00 alle 17.00 e domenica 27 dalle 13.00 alle 15.00

info@ravennateatro.com, Fb e Instagram Ravenna Teatro, ravennateatro.com

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