L’importanza della scuola politica

Nel privato le gerarchie si scalano dopo aver acquisito esperienza e competenze. Deve essere così anche in politica

Il 26 maggio prossimo sarà una data molto importante. Innanzitutto perché si voterà per scegliere sindaco e consiglieri comunali, ma sarà anche una data spartiacque in quanto  chiuderà una lunga fase politico amministrativa. Usciranno dalla scena amministratori che, in un modo o nell’altro, hanno caratterizzato gli ultimi venti anni della vita politico amministrativa del Cesenate.


Paolo Lucchi, Massimo Bulbi e Roberto Sanulli sono figli di quella scuola politica che affonda le sue radici nella prima Repubblica, tanto vituperata, ma che ha formato fior di amministratori sia a livello locale che nazionale. Poi, tutti e tre, hanno contribuito alla crescita del territorio, sia come esponenti di spicco delle associazioni di categoria e come amministratori pubblici. Da giugno faranno altre cose. Sanulli di godrà la pensione e, penso, si dedicherà alla sua grande passione: le vacanze in camper. Lucchi e Bulbi faranno qualcosa d’altro, ma che non avrà niente a che fare con la politica.

Non saranno gli ultimi esponenti di quella stagione politica ad avere un ruolo attivo. Ci potrebbe essere Luciana Garbuglia, se sarà rieletta. Ci sono Graziano Gozi e Stefano Bernacci che guidano associazioni di categoria. Oppure Pietro Bellucci e Giuliano Zignani che sono ai vertici dei sindacati regionali e Arturo Zani, impegnato nel sindacato locale. Moltissimi, naturalmente, hanno un ruolo in politica, perché quella è una passione alla quale difficilmente si rinuncia, ma che, almeno al momento, non hanno compiti nella pubblica amministrazione.


Una cosa però è certa: una stagione politica si sta chiudendo. Definitivamente. Cosa che fino ad ora non era successa nonostante spesso ci sia riempiti la bocca con il termine rinnovamento. Che, poi, non è stato così radicale come si potrebbe pensare o si vorrebbe far credere. Dopo “mani pulite” sembrava dovesse esserci un cataclisma. Ma l’impressione è che la montagna partorì un topolino. In sostanza ci fu un riposizionamento dei principali attori ed anche un diverso equilibrio degli schieramenti. Il presunto passaggio fra prima e seconda Repubblica non accelerò nessun processo di pensionamento.

È chiaro. Volti nuovi ne sono comparsi. Nella maggioranza dei casi per ragioni anagrafiche. Solo Berlusconi è inossidabile. In altri casi per merito soprattutto dei 5Stelle. Ma non è che i risultati siano stati particolarmente brillanti: l’impressione è stata quella di avere a che fare con volti nuovi di persone che avevano pregi e difetti (nel senso buono) dei “vecchi” politici, con la differenza che non solo non avevano nessuna esperienza, ma (in molti casi) neppure una scuola. Con i rischi annessi da una situazione del genere.


Perché una cosa è certa: politici e amministratori pubblici non ci si può inventare. Nel privato si scalano le gerarchie dopo aver maturato esperienza e conoscenza, che non crescono per grazia ricevuta, ma per la frequentazione continua con persone più esperte. Non capisco perché in politica non debba essere così. Perché, sia chiaro, bruciare le tappe rischia di pesare sulle scelte che incidono sulla vita di tutti i giorni delle persone che stai amministrando.

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Davide Buratti

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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