«Un misterioso esperimento». La satira di Eraldo Baldini sulla viabilità di Ravenna

«Il disegno, non si sa ancora elaborato da chi (la CIA? I terrapiattisti? Il dio Thor? La Befana?), pare essere questo: isolare completamente Ravenna dal resto del mondo», scrive l'autore nel suo profilo Facebook, in un post che da inizio dicembre a oggi ha già ricevuto centinaia di condivisioni e commenti. «L’ANAS tace, il Comune di Ravenna dice che “presto e bene non vanno insieme”, la gente si arrabatta a studiare mappe e chi può pensa di comprarsi un elicottero».

(post tratto dal profilo Facebook dello scrittore Eraldo Baldini)

A questo punto ne sono certo. Il quadro infatti si delinea in maniera sempre più chiara: è in corso un esperimento. Di quale natura e di quale portata, è ancora difficile dirlo.
Il disegno, non si sa ancora elaborato da chi (la CIA? I terrapiattisti? Il dio Thor? La Befana?), pare essere questo: isolare completamente Ravenna dal resto del mondo.
Poi, probabilmente, il risultato verrà studiato da sociologi, biologi, genetisti, psicologi, da Cannavacciuolo e Cracco, da Mauro Corona con l’aiuto di Bianca Berlinguer, o da chi per essi. Oppure siamo di fronte al più complesso episodio elaborato da “Scherzi a parte”.
In sintesi le cose stanno così. Ravenna, da sempre, sconta un certo isolamento nelle comunicazioni viarie e ferroviarie. Per questo è stata scelta: c’è metà del lavoro da fare per renderla definitivamente irraggiungibile.
In questi giorni gli orari e i programmi di Trenitalia sono stai cambiati all’improvviso e senza motivo, rendendo ancora più improba l’avventura di chi deve raggiungere la città o lasciarla. Ma questa è solo la ciliegina sulla torta.
Si era infatti iniziato da prima, con i lavori sulla E45, la maggiore bretella che collega Ravenna a Cesena e all’autostrada in direzione sud. In realtà su quella sedicente super-strada i disagi e i “lavori” sono in corso da tempo immemorabile (pare che lo stesso Annibale, quando cerò di raggiungere Roma dopo aver valicato le Alpi, si lamentasse della faccenda). Dopo decenni di buche e disastri vari, circa un anno fa si è deciso di rifare il fondo stradale tra Ravenna e Cesena. Risultato: la strada è un lungo e deserto cantiere in cui fare lente e pericolose gimcane. Io ci passo spesso, e non ho mai visto, sulla distanza di trenta chilometri, più di una macchina operatrice e due o tre addetti al lavoro. In qualsiasi altro Paese civile (ma anche in quelli “incivili”) del mondo ci lavorerebbe giorno e notte un esercito di macchine e di operai e avrebbero finito da un pezzo, ma qui invece…
Poi c’è stato il problema sulla Ravegnana, l’unica strada che collega Ravenna a Forlì (e all’altra entrata dell’autostrada verso sud), costruita nel Paleolitico su un argine di fiume stretto e tortuoso: il crollo di un manufatto e il rischio di cedimento di quell’argine, mesi fa, hanno fatto chiudere la strada e non si sa se e quando riaprirà. Così migliaia di mezzi, fra cui molti pesanti autocarri, sono costretti a fare lunghe deviazioni su sconosciute stradine di campagna che non possono reggere tale traffico. E pensate un po’ a quando arriverà la nebbia davvero, o all’eventualità di nevicate…
E voilà: Ravenna non è più collegata con i 2 capoluoghi più vicini, Forlì e Cesena.
Del resto della viabilità non parliamone: la conosciamo e singhiozziamo in silenzio (pensiamo alle millenarie condizioni dell’Adriatica verso Ferrara e della Romea verso Venezia).
Soluzioni all’orizzonte? Nessuna. Anche perché una “soluzione” di questo genere, in Italia, tra pratiche, scartoffie, ritardi, burocrazie, contenziosi, liti, necessità di predisporre i normali episodi di corruzione, inadempienze e quant’altro richiederebbe almeno un secolo (o forse più, perché già quand’ero piccolo i più anziani mi raccontavano di leggendarie ipotesi di alternativa alle citate vie di comunicazione).
L’ANAS tace, il Comune di Ravenna dice che “presto e bene non vanno insieme”, la gente si arrabatta a studiare mappe e chi può pensa di comprarsi un elicottero.
Inoltre si sta pensando di riattare gli antichi itinerari pedonali dei pellegrini del medioevo; e mi sa che quest’ultima sia l’unica soluzione al momento ipotizzabile (nell’immagine, la nuova cartina del territorio Ravennate).

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