Diamantina Ramponi, la “strega di Vecchiazzano” che si salvò dal rogo

Un estratto dal libro di prossima uscita "Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna" volume 3, di Marco Viroli e Gabriele Zelli

In Italia e in Europa, tra il XVI e il XVIII secolo, chiunque fosse dedito a pratiche magiche che avevano a che fare con la cura dei malati o con la risoluzione di problemi di varia natura grazie all’ausilio di pozioni o di riti considerati non convenzionali, poteva essere condannato a morte dalla Sacra Inquisizione. Questo fu il tragico destino cui andarono incontro tutti quelli che finirono i loro giorni arsi vivi sul rogo, dopo essere stati condannati per stregoneria da tribunali ecclesiali senza alcun rispetto né pietà per la vita umana. Anche la Romagna non si salvò da questa triste logica e molti libri (cito tra tutti “Streghe di Romagna” di Giuliana Zanelli e “Le streghe in Romagna” di Patrizia Danesi) ripercorrono le storie di persone, soprattutto donne, che finirono i propri giorni torturate e bruciate perché tacciate di pratiche esoteriche o che andavano contro la morale della religione cattolica.

Una di queste fu Diamantina Ramponi, la “strega di Sadurano”, la cui vicenda è stata in tempi recenti riportata alla luce grazie anche al lavoro dello storico Gilberto Giorgetti. Il compianto studioso forlivese, scomparso nel luglio del 2012, fece partire la sua indagine dalla tesi di laurea di Paola Raggi, che ebbe come relatore il professor Carlo Ginzburg dell’Università di Bologna, di cui a seguire riportiamo l’inizio del secondo capitolo:
«Il 21 maggio 1603 si presentano spontaneamente al Vicario dell’Inquisizione di Forlì, frate Luca di Faenza e Don Orazio Pontiroli, parroco della chiesa di San Lorenzo in Noceto (frazione nella vallata del Rabbi, distante circa 8 km dal centro di Forlì), per denunciare che “(…) nella Villa detta Casa Figara (…) hai una certa donna chiamata zia Diamantina; la quale vien famata d’essere donna la quale faccia li malefici et sani ogni sorta d’infermità tanto di huomini quanto di bestij et di conoscere (…) le persone inferme dalli sui vestimenti negli amalati, ovvero dal chiappo di corda delli bestij, e gli dà medicine con semplice vedere delli chiappi et alcuni guarisce et alcuni altri amazza, la qual donna ha un gran concorso, è donna vecchia et (non ha) troppo buon nome».

Casa Figara si trovava a Vecchiazzano, nella prima periferia forlivese, e, dopo essere stata abbattuta, al suo posto oggi sorge un grande capannone.
In molti si sono interessati alla storia della “strega di Vecchiazzano”, tra questi la scrittrice Maria Beatrice Masella che nel suo libro “Il grande noce racconta. Sette storie per sette sere”, illustrato da Silvia Balzetti, (Bacchilega Editore, 2011) scrive:
«Più di trecento anni fa, nelle terre di Romagna, a pochi chilometri di distanza da Forlì, abitava Diamantina Ramponi, una contadina di sessant’anni, che per sopravvivere praticava l’arte di guaritrice su animali ed esseri umani. Usava il «chiappo», cioè la corda con cui si legavano i buoi, per misurare le bestie e dominare le malattie attraverso strani conteggi e misurazioni. Ma a causa di queste pratiche vicine alla magia, nel 1603, la poveretta incappò nelle maglie dell’Inquisizione, fu accusata di stregoneria e sottoposta a un lungo processo, da cui riuscì comunque a salvarsi».

Come riuscì Diamantina a salvarsi dal rogo e a eludere le maglie della Sacra Inquisizione? È lo storico castrocarese Elio Caruso a narrarci un’altra parte della storia della Ramponi:
«All’Archivio di Stato di Forlì sono conservati gli atti riguardanti il processo contro Diamantina Ramponi, che visse a Vecchiazzano di Forlì nel XVII secolo e di mestiere faceva la “guaritrice”. Per le sue pozioni si serviva di erbe e altre sostanze misteriose, che riduceva in pillole, impiastri e altri intrugli. Era l’epoca della caccia alle streghe e Diamantina forse scontentò qualcuno, perché venne accusata di stregoneria e processata. Poiché era vecchia evitò il rogo, ma venne cacciata dalla città, con l’ordine di non tornare mai più. Diamantina andò quindi a vivere sulla collina che guarda Castrocaro (in zona Sadurano, ndr), a quel tempo coperta di faggi e di castagni. Con l’aiuto di qualcuno riuscì a costruirsi una capanna, dove continuò a preparare le sue “diavolerie”. I Castrocaresi si abituarono a quella vecchia solitaria, che in rare occasioni scendeva in paese, e poiché non dava loro alcun fastidio la lasciarono sempre in pace. Credendo però che se la facesse con il Diavolo, che in dialetto locale era chiamato “bèrr”, le attribuirono il nome di “bèrra”, cioè moglie del Diavolo. E il monte dove lei viveva, venne chiamato “e’ mònt d’la bérra”, il monte della birra».

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Marco Viroli

Marco Viroli

Scrittore, giornalista pubblicista e copywriter, è nato a Forlì nel 1961. Laureato in Economia e Commercio, nel suo curriculum vanta una pluriennale esperienza di direzione artistica e organizzazione eventi (mostre d’arte, reading, concerti, spettacoli, incontri con l’autore, ecc.) per conto di imprese ed enti pubblici. Dal 2006 al 2008 ha curato le rassegne “Autori sotto la torre” e “Autori sotto le stelle” e, a cavallo tra il 2009 e il 2010, si è occupato di relazioni esterne per una fondazione di arte contemporanea. Tra il 2010 e il 2014 ha collaborato con “Cervia la spiaggia ama il libro” (la più antica manifestazione di presentazioni d’autori in Italia) e con “Forlì nel Cuore”, promotrice degli eventi che si svolgono nel centro della città romagnola. Dal 2004 è scrittore e editor per la casa editrice «Il Ponte Vecchio» di Cesena. Autore di numerose prefazioni, dal 2010 cura la rubrica settimanale “mentelocale” sul free press settimanale «Diogene», di cui, dal 2013, è diventato direttore responsabile. Nel 2013 e nel 2014, ha seguito come ufficio stampa le campagne elettorali dei candidati del Partito Democratico Gabriele Zelli e Davide Drei, divenuti poi rispettivamente sindaci di Dovadola (FC) e Forlì. Nel 2019 ha supportato come ufficio stampa la campagna elettorale di Paola Casara, candidata della lista civica “Forlì cambia” al consiglio comunale di Forlì, centrando anche in questo caso l’obiettivo. Dal 2014 è addetto stampa di alcune squadre di volley femminile romagnole (Forlì e Ravenna) che hanno militato nei campionati di A1, A2 e B. Come copywriter freelance ha collaborato con alcune importanti aziende locali e nazionali. Dal 2013 al 2016 è stato consulente di PubliOne, agenzia di comunicazione integrata, e ha collaborato con altre agenzie di comunicazione del territorio. Dal 2016 al 2017 è stato consulente di MCA Events di Milano e dal 2017 collabora con Librerie.Coop. Dal 2017 è consulente Ufficio Stampa ed Eventi della catena Librerie.Coop, con sede a Bologna. È vicepresidente dell’associazione culturale Direzione 21 che da cinque anni organizza la manifestazione “Dante. Tòta la Cumégia”, volta a valorizzare il ruolo di Forlì come città dantesca e che culmina ogni anno con la lettura integrale della Divina Commedia. Nel 2003 ha pubblicato la prima raccolta di versi, Se incontrassi oggi l’amore. Per «Il Ponte Vecchio» ha dato alle stampe Il mio amore è un’isola (2004) e Nessun motivo per essere felice (foto di N. Conti, 2007). Suoi versi sono apparsi su numerose antologie, tra cui quelle dedicate ai Poeti romagnoli di oggi e… («Il Ponte Vecchio», 2005, 2007, 2009, 2011, 2013), Sguardi dall’India (Almanacco, 2005) e Senza Fiato e Senza Fiato 2 (Fara, 2008 e 2010). I suoi libri di maggior successo sono i saggi storici pubblicati con «Il Ponte Vecchio»: Caterina Sforza. Leonessa di Romagna (2008), Signore di Romagna. Le altre leonesse (2010), I Bentivoglio. Signori di Bologna (2011), La Rocca di Ravaldino in Forlì (2012). Nel 2012 è iniziato il sodalizio con Gabriele Zelli con il quale ha pubblicato: Forlì. Guida alla città (foto di F. Casadei, Diogene Books, 2012), Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2013), Terra del Sole. Guida alla città fortezza medicea (foto di F. Casadei, Diogene Books, 2014), I giorni che sconvolsero Forlì («Il Ponte Vecchio», 2014), Personaggi di Forlì II. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2015), Fatti e Misfatti a Forlì e in Romagna («Il Ponte Vecchio», 2016), Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna volume 2 («Il Ponte Vecchio», 2017); L’Oratorio di San Sebastiano. Gioiello del Rinascimento forlivese (Tip. Valbonesi, 2017), Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna, vol. 3 («Il Ponte Vecchio», 2018). Nel 2014, insieme agli storici Sergio Spada e Mario Proli, ha pubblicato per «Il Ponte Vecchio» il volume Storia di Forlì. Dalla Preistoria all’anno Duemila. Nel 2017, con Castellari C., Novara P., Orioli M., Turchini A., ha dato alle stampe La Romagna dei castelli e delle rocche («Il Ponte Vecchio»). Nel 2018 ha pubblicato, con Marco Vallicelli e Gabriele Zelli., Antiche pievi. A spasso per la Romagna, vol.1 (Ass. Cult. Antica Pieve, 2018), cui ha fatto seguito nel 2019, con gli stessi coautori, Antiche pievi. A spasso per la Romagna, vol.2 (Ass. Cult. Antica Pieve, 2018). Nel 2019, ha pubblicato con Flavia Bugani e Gabriele Zelli Forlì e il Risorgimento. Itinerari attraverso la città, foto di Giorgio Liverani, (Edit Sapim, 2019). È inoltre autore delle monografie industriali: Caffo. 1915-2015. Un secolo di passione (Mondadori Electa, 2016) e Bronchi. La famiglia e un secolo di passione imprenditoriale (Ponte Vecchio, 2016). 

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