Più investimenti pubblici invece del reddito di cittadinanza

Farebbero crescere l'economia e aiuteterebbero l'occupazione, strada indicata anche da Visco. Per il sociale abbiamo già il Res

Creare ricchezza e redistribuirla nel modo più equo possibile. Ho sempre considerato questo l’obiettivo primario della politica. Poi, ognuno ha le sue ricette. Che, a mio avviso, non devono esulare da un welfare inclusivo e che abbia come obiettivo principale quello di non lasciare nessuno per strada.

 

Adesso, però, il termine welfare è sempre meno usato, mentre si parla quasi solo di reddito di cittadinanza. Non mi ha mai convinto. L’ho sempre sostenuto.

 

Innanzitutto qualcosa è stato fatto. C’è il Res che vale fino a 400 euro a Cesena viene concesso a 137 persone; che significa (riproporzionato) 5.500 in Emilia-Romagna e 66.000 in Italia. Il che significa che il tanto decantato modello finlandese (quello preso ad esempio dai 5Stelle) non arriva a tanto. I finlandesi sono 5.495.000 ed il reddito di cittadinanza viene concesso a 2.000 cittadini. Significa che in Italia sarebbe disponibile per 20.000 persone.

 

Fin qui tutto andrebbe bene. Il problema sarebbe un reddito di cittadinanza universalistico. Quello lo ritengo un grande errore. Fra l’altro non so quanto costerebbe. Ormai si è detto tutto e il contrario di tutto. Immagino però che servano molto più di dieci miliardi l’anno. Non so dove li troveranno. Ma se ci dovessero riuscire io li utilizzerei in altro modo. Due in particolare. Servirebbe finanziare una riduzione dell’orario di lavoro per attutire l’effetto  che la robotizzazione avrà sulla forza lavoro.

 

Ma ancora più importante sarebbe aumentare gli investimenti pubblici (ricetta keynesiana) che potrebbero portare diversi vantaggi: più occupazione, aumento del pil e, a medio/lungo termine, riduzione del deficit.


Del resto che questa possa essere la strada da battere lo ha detto anche Ignazio Visco. Nell’autunno scorso, nella consueta relazione annuale, il governatore di Bankitalia ha detto:”Restano ampi spazi di razionalizzazione nell’allocazione delle risorse pubbliche che vanno indirizzate verso obiettivi di medio-lungo periodo Deve tornare a crescere la spesa per gli investimenti pubblici: in calo dal 2010, la sua incidenza sul prodotto era appena superiore al 2% nel 2016, circa un punto in meno che negli anni precedenti la crisi e tra i valori più bassi nell’area dell’euro”.

Risorse che il pubblico (in concomitanza con il privato) dovrebbe investire anche nella messa in sicurezza del territorio, provato da sismi, alluvioni, frane e altre calamità; “Un aumento delle risorse dedicate alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente, non solo pubblico, e alla prevenzione dei rischi idrogeologici – ha aggiunto il governatore – oltre che al contenimento delle conseguenze di quelli sismici, avrebbe effetti importanti su occupazione ed economia”.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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