La visita di Mattarella a Forlì

La giornata di oggi è di quelle da segnare sugli almanacchi. In occasione del trentennale della morte del senatore Roberto Ruffilli, ucciso il 16 aprile 1988 con tre colpi di pistola alla nuca da un corpo armato delle Brigate Rosse nella sua casa in corso Diaz, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto nella città mercuriale per la commemorazione.

Atterrato all’aeroporto Ridolfi, riaperto per l’occasione, il capo dello Stato intorno alle 10.15 si è recato davanti all’abitazione del “professore”, sede dell’omonima fondazione, dove ha omaggiato la memoria del senatore apponendo una corona davanti alla lapide. Lì ad attenderlo vi era anche l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, caro amico di Ruffilli, considerato da sempre “l’uomo delle riforme”; calorosa l’accoglienza dei cittadini, in particolare dei tanti bambini che gli hanno più volte intonato il coro “Presidente, presidente” e che lo hanno acclamato come una star. Mentre si recava poi verso il Teatro Diego Fabbri, in un corso Diaz colorato dalle bandiere tricolori, il Presidente ha salutato, con una cordialità e una semplicità non comune per un personaggio del suo calibro, anziani e piccini, stringendo le mani a tutte le persone che si erano avvicinate curiose.

“Era difficile non avvertire il fascino di Ruffilli per la sua acuta intelligenza, per la trasparenza della sua persona, per la grande, elegante ironia. E anche per il suo impegno di riversare nel concreto quanto studiava” ha ricordato Mattarella nel suo discorso “la sua vita costituisce un punto di quella tessitura di storia del nostro paese, tragica, ma che ha seminato per la nostra convivenza, per il nostro stare insieme positivo”.

Mattarella ha inoltre ricordato il libro “Cittadino come arbitro”: “Si pone all’articolo 2 della Costituzione, che riconosce i diritti inviolabile della persona. Questo evoca bene l’esigenza di patto tra cittadini e Stato. Ruffilli invocava un concetto di cittadinanza e convivenza nel senso di comunità. Anche da questo derivava la sua sottolineatura del pluralismo. La vita politica non si esaurisce nell’attività in Parlamento, Regione e Comune; questi sono punti di accordo. Ma si svolge in tanti punti d’incontro, come il mondo associativo. Tutto questo concorre negli interessi della vita. Esprime il vivacismo della nostra Repubblica. Per questo Ruffilli era concentrato nel processo riformatore, adeguare il nostro stare insieme ai mutamenti che sempre più velocemente si verificano. L’insegnamento principale è stato con la sua vita limpida, generosa, rivolta verso gli altri. Tutt’ora rimane sconcertante l’efferatezza beduina dei terroristi con la disponibilità di Ruffilli.”

Nel discorso del capo dello Stato, che probabilmente mercoledì annuncerà la sua decisione sulla formazione del governo, c’è stato spazio anche per un richiamo ai partiti. “La politica la fanno anche i cittadini” ha sottolineato, invitando implicitamente le forze politiche in stallo a rispettare le esigenze e le attese del paese e a far propria l’eredità di Ruffilli, con un invito implicito alle forze politiche, in stallo, a rispettare le esigenze e le attese del paese. E a far propria l’eredità di Ruffilli, ovvero a ricercare punti di convergenza e di alleanze, a non restare arroccati.

Mattarella ha poi visitato l’Irst, l’Istituto romagnolo per lo studio e la cura dei tumori, dove ha incontrato medici e ricercatori, visitando i vari reparti. “Questa è una struttura preziosa che dimostra come il nostro Paese abbia risorse straordinariamente intense e capaci di avanzamento all’interno della comunità scientifica internazionale”, ha commentato.

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