No all’uomo forte

Piace a otto italiani su dieci. Io preferisco puntare su cervelli, coscienze, idee e su una società forte

Devo arrendermi: sono anziano. E come tale rischio di non essere più in sintonia soprattutto con i più giovani. Però ho un pregio, mi metto continuamente in discussione. Quindi quando emergono fatti nuovi mi interrogo. Spesso, però, resto sulla mia posizione.

Ad esempio, sono rimasto fermissimo nelle mie convinzioni nei giorni scorsi quando, su Repubblica.it ho visto pubblicare un sondaggio che attesta che otto italiani su dieci alla guida del paese vogliono l’uomo forte. I più determinati sono i giovani.

Io sono sempre stato di un’idea diametralmente opposta e, di fronte a un dato così alto, mi sono chiesto se ci fosse qualcosa che dovevo rivedere nelle mie posizioni. Fin da subito, nelle mie riflessioni, non è emerso nulla che mi facesse cambiare idea. E la mia convinzione si è rafforzata quando, su Facebook, ho visto un intervento dell’amico e collega Gian Paolo Castagnoli. Ricorda che simili soluzioni (uomo forte) nella notte dei tempi hanno sempre creato disastri. E propone di lavorare  per arrivare a quello che davvero ci servirebbe: non l’uomo forte, ma cervelli e coscienze  di ciascun cittadino forti e una società forte nella sua consapevolezza del valore che ha la collettività nel suo complesso ed innamorata, al tempo stesso, della libertà coniugata alla responsabilità.

Foto Palazzo Chigi https://www.flickr.com/photos/palazzochigi/

Parole sante, caro Gian Paolo. Ma, se mi permetti, ci vorrei aggiungere qualcosa. Il nostro paese ha, mai come ora, bisogno di un uomo forte al comando. E deve essere un uomo realmente forte. Ma forte delle sue idee, delle sue azioni, dei suoi risultati, della sua capacità di ascolto, di mediazione e poi di capacità di decidere. Non serve l’uomo forte virtualmente. Quello che parte lancia in resta. Quello che ti conquista con gli slogan. Quello che non scende a compromessi. Quello che non deve dire mai. I power rangers lasciamoli ai fumetti. Una persona del genere non serve nel privato, figuriamoci in politica dove la capacità di mediazione deve essere ancora maggiore.

E per quello che nei giorni scorsi ho scritto che preferisco lo stile di Gentiloni a quello di Renzi oppure a quello di Grillo. Del resto quella del faccio tutto io è una presunzione che ti fa andare a sbattere. Ne sa qualcosa Renzi e ne sanno qualcosa i sindaci dei 5Stelle. Emblematica, a tal proposito, è una frase di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Ha detto: “C’è chi la mattina si sveglia e grida che bisogna cambiare il mondo perché così non va più bene, che è tutto uno schifo. E chi la mattina si sveglia, si rimbocca le maniche e prova a farlo cambiando un pezzo di mondo alla volta, con gli strumenti che ha a disposizione e che, purtroppo, appartengono a quel mondo”.

Signori, questa è la politica. È sempre stata e sempre sarà così. Un conto è lo spot. Un altro il lavoro quotidiano. Il corpo a corpo lontano dai riflettori e dagli slogan un lavoro fatto di piccoli passi. Di emendamenti finalizzati a cercare di migliorare una legge che porta e porterà sempre la firma di qualcun altro.

In tutto questo che c’azzecca l’uomo forte? A che serve mostrare i muscoli? Adesso Grillo lo sta facendo, ma, prima o poi, col Congresso ci dovrà avere a che fare e, suo malgrado, dovrà mediare. Quindi resto della mia idea: meglio l’uomo capace. Dell’uomo solo al comando ne faccio volentieri a meno.

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Davide Buratti

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

  2 comments for “No all’uomo forte

  1. 26 Gennaio 2017 at 18:51

    Davide, condivido alla lettera ciò che hai scritto ed espresso, ti faccio i miei complimenti. Come te gradirei una politica ragionata e non strillata, quella che sa riformare la società piuttosto che dividerla, quella fatta da pensatori e non da “sbandieratori”. Il pluralismo, la dialettica, il confronto e la trasparenza nelle istituzione (e nei partiti) anziché la fedeltà acritica a un capo, o peggio a un “leader massimo” o a un “uomo forte”, che sappiamo bene quali insidie infauste nasconda. E in conclusione, permettimi, un po’ di tranquilla normalità nel porsi, scansando demagogia e atteggiamenti “idrofobi”. Ciao

  2. Gian Paolo Castagnoli
    26 Gennaio 2017 at 22:02

    Se per uomo forte intendiamo quello che hai descritto tu, cioè con pensieri forti e l’intelligenza di capire che si è più forti se ci si circonda di persone valide (per usare una metafora calcistica, io preferirei avere una squadra con Cocco centravanti ed altri 10 buoni giocatori di serie B che una con Messi e 10 mezzi brocchi di Lega Pro), allora ben venga l’uomo forte. Ma l’uomo forte a cui pensa quell’80% di persone non è purtroppo quello. E’ il modello machista alla Trump o quello rappresentato da certi urlatori e celoduristi nostrani che non sono da meno… Io continuo a pensare ogni giorno di più che la vera differenza nella civiltà di un Paese la faccia più che la classe politica il livello della cosiddetta società civile, che dipende dalle singole teste e dai singoli cuori delle persone ma soprattutto dei tanto maltrattati “corpi intermedi”, che secondo me dovrebbero essere la vera spina dorsale di una comunità che voglia dirsi tale… Altrimenti resta solo la pericolosissima illusione della pseudo-web-democrazia diretta in cui l’uomo forte sguazza… Io invece non vorrei sguazzarci e soprattutto non vorrei che ci sguazzassero i miei figli

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