Macfrut in Cina, guerra alla burocrazia

Chieste azioni concrete per sbloccare i dossier fitosanitari. La Polonia ha impiegato otto mesi per vendere le mele in Cina, l'Italia è ferma da oltre quattro anni

Trasferta cinese per Macfrut. Ma la delegazione non si è limitata a presentare la rassegna che si terrà a Rimini dal 10 al 12 maggio. Renzo Piraccini, presidente della Fiera di Cesena (come scrive Cristiano Riciputi su freshplaza.it) ha lanciato una proposta per sfruttare le grandi potenzialità di mercato che la Cina può offrire. Riguarda mele, kiwi e uva da tavola che, secondo Piraccini “sono solo tre degli articoli ortofrutticoli italiani che in troppe nazioni incontrano dei veti e che aspettano di essere sbloccati sul fronte dei dossier fitosanitari”.
Il presidente della Fiera, profondo conoscitore del mercato agricolo essendo stato per molto tempo il numero uno di Apofruit, ha puntato l’indice accusatore contro la burocrazia. “In Italia siamo troppo macchinosi. Ad esempio, la Polonia ha completato il suo dossier mele in Cina in otto mesi. Noi siamo fermi da quattro anni e mezzo e non è ancora finita. Dobbiamo diventare più operativi e, come Macfrut, proponiamo un gruppo di lavoro che dica cosa fare, nel concreto. Ma non generalizzando, come accaduto talvolta in passato: dobbiamo pensare a ogni singola referenza e lavorare per singolo paese/area geografica”.

Secondo Piraccini questo strumento, che dovrebbe permettere una rapida risoluzione di molte controversie sul fronte dei dossier fitosanitari, dovrà essere accompagnato da servizi comuni per gli esportatori. Il prodotto italiano è molto apprezzato, specie in Cina, e occorre mettere gli esportatori nelle condizioni di poter spedire anche per via aerea quando le condizioni economiche lo permettono. Dobbiamo fare pressioni su pochi paesi, ma dalle grandi potenzialità, e concentrarci su pochi prodotti.

Piraccini ritiene che fra le nazioni interessanti per l’export, oltre alla Cina ci siano Giappone, Brasile, Colombia, Messico.

Per sbloccare la situazione ritiene che si debba coinvolgere il ministero per le Politiche agricole e quello per lo Sviluppo economico, più altri enti come le Regioni, oltre naturalmente al Cso Italy, agli esportatori e a Macfrut.

Quello lanciato da Piraccini è molto più di un sasso nello stagno. È un vero grido di allarme. È impensabile che la burocrazia ci continui a penalizzare per quanto riguarda l’export. Un mercato come la Cina (ma non solo quello) è troppo importante. Non sto parlando solo delle nostre aziende, ma del sistema paese. L’augurio è che ora l’appello lanciato da Piraccini non resti lettera morta. Conoscendo la determinazione del presidente della Fiera di Cesena sono certo che non sarà così. Ma deve essere supportato. E la speranza è che già a Macfrut ci possano essere notizie positive. Ci si potrà riuscire soprattutto se a guidare il gruppo di lavoro sarà proprio Renzo Piraccini.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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