Le indecenti evasioni dei paradisi fiscali

Il delitto perfetto non esiste, dimostrava un maestro come Alfred Hitchcock nel suo famoso film del 1954. Forse il regista avrebbe cambiato idea se avesse conosciuto  i paradisi fiscali. È grazie a loro che le più grandi aziende e società finanziarie del pianeta riescono a non pagare le tasse o a versarne una quota irrisoria. Non si è trattato nemmeno di un piano così astuto: è bastato trasferire le sedi fiscali  nei numerosissimi Paesi che accordano una sostanziale immunità agli evasori, e il gioco si è compiuto.


Gli stati nazionali – tutti, chi più chi meno – hanno assistito a un progressivo venir meno  delle entrate fiscali e hanno tagliato sanità, istruzione, cultura, pensioni, infrastrutture e così via. Si parla di somme enormi, smisurate. Risultato: vantaggi per pochissime persone, svantaggi per tantissime. Il delitto perfetto.
Di recente Oxfam, una delle più importanti associazioni non governative, ha redatto un rapporto sugli abusi delle corporation, dal titolo “Battaglia fiscale” (scaricabile su Internet). Fra l’altro, compare una classifica degli stati che si distinguono  nel fornire protezione  ai corsari del ventunesimo secolo: Bermuda, Cayman e Paesi Bassi sono ai primi posti.
È molto diffusa l’idea che il sistema internazionale sia ormai inattaccabile e non si possa far nulla per invertire la (devastante) tendenza. Ma è vero che non si può tentare niente? Nello stesso report,  Oxfam pensa il contrario. E chiede ai governi quattro provvedimenti  per arginare la corsa al ribasso sulla tassazione degli utili d’impresa: primo, l’abolizione di incentivi fiscali iniqui e improduttivi e la definizione di un sistema di tassazione d’impresa equo. Secondo: l’elaborazione di blacklist dei paradisi fiscali basate su criteri che prendano in considerazione anche pratiche fiscali nocive adottate. Poi si chiede di estendere alle multinazionali l’obbligo di rendicontazione pubblica delle attività condotte e delle imposte versate in ciascun Paese. Infine si propone di  potenziare le norme relative alle “‘società controllate estere”, riguardo alla tassazione nei paesi dell’Unione Europea dei redditi delle multinazionali residenti realizzati nei paradisi fiscali.

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