Su Facebook la vittima non querela. Ma è solo questione di tempo…

Attento alle querele. È il più classico dei moniti che un cronista si sente rivolgere dal suo capo. La querela è il rischio principale che corre un giornalista. Il pericolo aleggia in continuazione. Il rischio è doppio. Il principale è quello legato al contenuto dell’articolo. Ma c’è anche il tema della continenza, ovvero che “l’esposizione dei fatti e che l’informazione venga mantenuta nei giusti limiti della più serena obiettività” (Cassazione civile sentenza 08/05/2011 numero 6.902).

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Il Sindaco dei 5 Stelle di Pomezia ha querelato diversi utenti di Facebook. «Chi vuole criticare, anche aspramente, è libero di farlo – scrive Fucci – Chi invece vuole solo offendere, riportare falsità sulla mia vita privata, fare illazioni e mentire sull’attività politica e sugli atti che l’amministrazione promuove ne paga le conseguenze e mi vedrà utilizzare le tutele che la legge mette a disposizione di ogni cittadino per difendere la propria onorabilità e reputazione».(Foto: Ilcaffe.tv)

Quindi, come si vede, un percorso pieno di ostacoli e che obbliga i cronisti a fare continue e approfondite verifiche (spesso incrociate) per avere la certezza di quello che si pubblica.  Ma è giusto così, se si vuole tutelare le persone.
Lo stesso metro, però, non sembra valere per i social network. Si pubblica di tutto. Ognuno pensa di poter dire quello che pensa. No. Non è così. La democrazia è un’altra cosa: ognuno è libero di dire quello che pensa se quello che scrive è vero e, comunque, se i toni sono civili. Altrimenti valgono le stesse regole che normano la diffamazione per la carta stampata.
Del resto, sia ben chiaro, il reato di diffamazione non lo si commette solo scrivendo su un giornale. È sufficiente altro. Ad esempio, lo si potrebbe ravvisare se una persona offendesse (a parole) un’altra di fronte ad un consesso più o meno numeroso.
Però non si ha questa sensazione. Per questo sui social network si leggono offese di ogni tipo. Ci sono un’infinità di post che potrebbero essere condannati per diffamazione. Non avviene solo per un motivo: la vittima non querela. Ma è solo questione di tempo. Prima o poi diventerà un’abitudine sempre più consolidata. Ed allora le querele cominceranno a partire. E ci sarà chi sarà condannato sia in sede penale che civile. Ed allora le cose cambieranno. Tutti avranno paura della querela e, quindi, di dover pagare. Perciò faranno attenzione a quello che postano. Finalmente. Bellezza: è la democrazia.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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