Ieri, oggi e domani

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La scorsa settimana parlavo con mia madre, originaria di Faenza, classe 1941.

Aveva pochi anni quando casa sua fu liberata dai nazi-fascisti nel ’45.

Non ricorda granché della guerra ma ha in mente un’immagine nitida che mi racconta sin da quando ero piccolo. Lei, bimbetta di pochi anni a casa sua a cavalcioni sulle ginocchia di un soldato inglese che la coccola e le accarezza i capelli come forse neanche mio nonno, padre di 10 figli, ha mai fatto.

E’ un immagine tenera che porterò sempre nel cuore e che tutte le volte un po’ mi fa trasalire e che mi ha sempre ispirato sentimenti di affetto e gratitudine verso quel soldato inglese o meglio verso tutti i soldati inglesi, che oltre a portare libertà e democrazia hanno portato anche un po’ di affetto e coccole per mia mamma.

Chissà quante volte ho sentito questa storia, come tante altre relative alla vita e alle esperienze di mia madre prima bambina, poi ragazza, poi moglie e madre.

La scorsa settimana però lei mi ha raccontato un fatto che mai prima avevo sentito.

O almeno così credo.

Mia madre ricorda che quando era ragazzina il sabato mio nonno era solito prendere la bicicletta, partire da Faenza e comprare i detersivi per la nonna alla fabbrica di Lugo dove li facevano buoni e tornare a casa, sempre in bicicletta.

Mia mamma ricorda molto bene questa abitudine perché quelli di Lugo erano i primi detersivi industriali che lei vedeva e perché suo padre era fiero ed orgoglioso di quegli acquisti, lo facevano sentire moderno, aggiornato.

Mica la liscivia e la cenere!

Mia nonna poteva finalmente lavare panni e casa con i detersivi che facevano a Lugo!

C’ho messo poco a fare due più due.

La fabbrica di detersivi di Lugo era la Lughesina, cooperativa di produzione e lavoro fondata nel 1951 che negli anni cambiò nome e sede divenendo la DECO INDUSTRIE di Bagnacavallo.

L’azienda per la quale lavoro.

La cosa lì per lì mi ha emozionato e colpito.

Mio nonno, più di sessant’anni fa diverse volte al mese, pedalava 40 km per comperare i detersivi che la fabbrica per la quel lavoro oggi, produceva anche allora.

Ieri, oggi, domani.

Se è oggi è perché lo era ieri e lo sarà anche domani. Perlomeno lo deve essere.

La notizia mi ha interrogato tantissimo e mi ha lasciato con un velo di malinconia.

Mio nonno ha intrecciato il suo destino col mio.

Mi sono sentito come se quel signore tanto fiero dei detersivi che acquistava decenni fa mi lasciasse in consegna la DECO, con una raccomandazione: ‘Continua a farli buoni i detersivi!’

Ho iniziato a lavorare per caso alla DECO, approdandovi circa 10 anni fa, alla ricerca semplicemente di un lavoro che mi consentisse di avvicinarmi a casa (lavoravo in Veneto a quei tempi) e non conoscevo nulla di cooperazione, né tanto meno avevo amici o parenti che lavoravano in cooperative.

Alla DECO chiedevo solo un lavoro che permettesse a me e alla mia famiglia in erba di vivere dignitosamente e la DECO a me chiedeva competenze, professionalità e serietà.

All’inizio ero un po’ sorpreso dal modo di fare e gestire l’azienda. Lo stile era completamente diverso dalle aziende padronali alle quali ero abituato: tutti avevano eguale dignità, tutti erano trattati con rispetto e a tutti veniva riconosciuto il contributo che ognuno portava al benessere dell’azienda.

Un’anomalia per il modo in cui ero abituato a gestire e ad esser gestito in azienda.

Beninteso non furono solo sorprese positive: l’impatto per chi cambia lavoro non sempre è facile e le regole non scritte, quelle più difficili da cogliere e intrepretare, spesso rendono difficile l’inserimento e misteriose certe scelte o decisioni aziendali.

Dopo poco divenni socio e dopo poco ancora divenni consigliere. Ruolo che ancora oggi i soci della mia cooperativa mi riconoscono e che con orgoglio e responsabilità cerco di compier al meglio delle mie capacità.

E’ facile affezionarsi alla cooperazione, anche da parte di chi con la cooperazione non c’entra nulla. Almeno così è stato per me.

Come fai a non abbracciare valori come democrazia, reciproco sostegno, solidarietà ai bisogni specialmente delle persone in difficoltà più prossime a te?

Come fai a non guardare con simpatia principi come la giusta retribuzione per un giusto lavoro? Come si fa a non considerare il lavoro come elemento centrale e fondante di una persona come fanno i cooperatori?

Come si fa a non mettere al centro il lavoro? In ogni cosa. Il lavoro di tutti e che tutti dovrebbero avere?

La cooperazione cerca di dare una risposta ai bisogni di ogni uomo o donna. Non c’entra il credo politico. Non si parla di ideologia, di destra o di sinistra, si parla di bisogni e di necessità.

Punto.E la cooperazione è una delle risposte possibili.

Ma quel principio particolare, quel valore così importante…quello dell’intergenerazionalità…quello che la cooperativa non è la mia ma è del socio che verrà dopo di me… proprio quello lì… la settimana scorsa l’ho colto!

Credo nel suo significato più vero.

Grazie alla mamma e al nonno.

Quasi settant’anni sono bruciati via dal quel 1951.

Non fu ieri la cooperativa, è oggi la cooperativa. Non è oggi per me ma lo è per tutti i soci che assieme a me lavorano alla DECO. Qualunque mansione o lavoro il socio ricopra in azienda.

Un avvenimento grande, diceva Kierkegaard, non può essere che presente e vivo perché non è il passato o la morte che ci possono tenere in vita.

L’agire di quello sparuto gruppo di soci fondatori della DECO, l’avvenimento grande di Kierkegaard, è presente e reale oggi in quello che faccio io, assieme ai miei colleghi.

L’agire nostro altro non è che portare avanti la loro missione. Portare avanti i loro valori. Più vivi che mai e più presenti che mai nell’operato dei soci di oggi. Come diceva appunto Kierkegaard.

Oggi: ieri non c’è più. Quel che c’era ieri o è oggi o non c’è più. E manco ci sarà domani.

Ecco cosa voleva dire Kierkegaard.

Ecco cosa fa sì che io oggi lavori in DECO, dopo quasi settant’anni da quei primi detersivi acquistati da mio nonno.

Ieri, oggi e domani.

Siamo uniti in un unicum per cui il socio di ieri è presente nel socio di oggi che agirà nel socio di domani.

Ma quello che permette tutto questo è la reale presenza in noi (realtà non pensiero) dell’agire di quei pochi soci che, nel 1951, per cercare di mantenere il proprio posto di lavoro e la loro dignità, misero al centro di tutto il lavoro.

La reale presenza è l’amore per il lavoro che unisce ieri, oggi e domani.

L’amore dei soci del 1951, l’amore dei soci del 2016 e l’amore dei soci futuri è la reale presenza, l’energia, il motore, il miracolo che tiene in piedi la DECO INDUSTRIE.

Spero ancora per molto tempo ancora.

Capite cosa ho capito?

Capite cosa il nonno mi ha voluto dire?

Ho capito che non è l’indivisibilità del patrimonio e il reimpiego degli utili nell’azienda che rendono la cooperativa longeva e duratura nel tempo ma bensì l’amore e l’adesione a quei principi e quei valori fondanti che si perpetrano nel tempo.

Se è amore per il lavoro allora l’altro sentimento che mi viene alla mente è la gratuità.

Il darsi, il non risparmiarsi per la cooperativa.

Non è il 27 del mese, il bisogno di lavorare, la carriera o il semplice fatto che nella vita bisogna far qualcosa che tiene in piedi nel tempo la DECO INDUSTRIE ma la gratuità dell’agire bene.

Ovvero il gusto del lavorare cercando la perfezione.

Sì, il gusto, parola carnale e divina che meglio rende l’idea di quel che voglio dire.

Gratuità, gusto per la perfezione di quel che faccio che fa il bene dell’azienda, che fa il mio bene, che faceva il bene dei soci del 1951 che farà il bene delle generazioni future.

E’ il bene e la bontà del mio agire, assieme al bene e alla bontà dei soci del 1951 che passerò in consegna alle generazioni future che terranno in piedi la mia cooperativa.

Ieri, oggi e domani.

Amore per il lavoro, gratuità del dare, gusto per la perfezione dei soci di ieri, di oggi e di domani.

L’avvenimento grande di Kierkegaard, che se non è reale e presente oggi allora non lo è mai stato, neanche nel 1951. E manco lo sarà nel futuro.

Ma allora io ho un urgenza.

Un’impellenza che mi toglie il sonno, una necessità che mi toglie la serenità.

Devo assolutamente comunicare, trasmettere, testimoniare questo amore, questo gusto per il lavoro ai nuovi soci.

Devo dire loro che hanno il dovere di lavorare cercando la perfezione in quel che fanno, cercando di farsi guidare anzitutto dalla loro passione affinché mio nonno oggi, acquistando come ieri i prodotti della Lughesina, possa continuare ad essere fiero ed orgoglioso con la nonna e con la mamma dei prodotti che facevano a Lugo e che oggi fanno a Bagnacavallo.

Mica la cenere e la lisciva!

Ieri, oggi e domani.

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Christian Contini

Christian Contini

E’ nato e vive a Ravenna, ha una laurea in chimica, è sposato e ha tre figli. E’ manager e consigliere della cooperativa DECO Industrie di Bagnacavallo nonché consigliere della Fondazione Romagna Solidale Onlus. Per vivere si occupa di supply chain e operations ma su RomagnaPost.it parla di solidarietà e sociale. Cerca ogni giorno di far proprio il motto di Baden Powell: "Procurate di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato". Ha diverse passioni tra le quali spiccano i vini bianchi profumati, la vela e il nuoto in acque libere. 

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