Cesena: il momento delle scelte

Paolo Lucchi, sindaco di Cesena, nel tracciare il bilancio del primo anno dalla sua rielezione ha fatto il botto proponendo la città metropolitana di Romagna e conquistando il centro della scena. In questo modo ha dimostrato anche di essere un ottimo comunicatore. Nello contempo ha aggiunto un’altra tacca alla sua pistola: la presidenza del Cal (parlamentino dei sindaci e dei presidenti di Provincia dell’Emilia Romagna).
Entrambi indubbiamente sono due ottimi risultati, ma si tratta del livello politico. Un sindaco, invece, va giudicato anche e soprattutto per le scelte amministrative.
Per quanto riguarda i primi dodici del mesi del secondo mandato Lucchi è promosso, ma con riserva. Mi spiego. In questi dodici mesi non sono state fatte cose eccezionali, ma Lucchi va promosso perché ha saputo tenere il punto.
Premesso che solo i cretini non cambiano idea, è difficile immaginare che ci possano essere delle inversioni a 360 gradi in periodi tutto sommato brevi. È legittimo che le persone, e quindi i politici, modifichino il loro modo di pensare, vedere e interpretare le cose. Questo, però, deve essere figlio di un percorso. Bisogna invece fare attenzione alle fulminazioni sulla via di Damasco. Un repentino cambio di rotta da parte di un politico può avvenire solo se emergono fatti, indipendenti dalla sua volontà, che lo costringono a cambiare un progetto. Altrimenti significa che la progettazione precedente era sbagliata.
Lucchi, quindi, ha tenuto il punto. Come era facile immaginare. Adesso però deve passare alla fase due, quella delle scelte. Al termine delle quali sarà tolta la riserva e data una valutazione del suo operato.
Si attendono risposte su diversi fronti. Uno riguarda il centro e l’utilizzo della nuova piazza della Libertà. Può diventare un magnete per il centro oppure una cattedrale nel deserto. Di differenza ce ne corre. Sempre restando in centro bisogna risolvere l’equivoco Foro Annonario. Non funziona. È vero che la gestione è dei privati, ma il Comune non può avere una posizione pilatesca. Anche perché stiamo parlando di una infrastruttura sempre ritenuta strategica.
Ma il vero esame sarà il piano strutturale. Quello che dovrà disegnare la città del futuro. Si sa già che sarà a consumo zero del territorio. Ma questo vuol dire tutto o niente. Va da se che per il futuro immediato (almeno per dieci anni) non ci sarà un'(eccezionale richiesta di immobili e l’invenduto e le nuove urbanizzazioni (a partire dal Novello) saranno più che sufficienti a coprire la richiesta. Ma è vero che il piano strutturale dovrà indicare dove e come si potrà continuare quell’opera di ristrutturazione e riqualificazione che sembra essere diventata l’aspetto predominante dello sviluppo urbanistico, non solo a Cesena.
Inoltre resto dell’idea che il piano strutturale debba contenere una soluzione alternativa per stadio e ospedale. Poi, non è detto che si debbano percorrere. Ma programmarle sarebbe utile.
Personalmente ritengo che, in caso di trasferimento, il Manuzzi dovrebbe diventare un’area verde. Mentre la zona del Bufalini potrebbe ospitare una grande opera di riqualificazione che darebbe le risposte abitative fino a quasi il 2050.
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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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