Il sociale riparta dagli ultimi

Il Pd ascolti di più la sinistra, ma la minoranza deve fare la minoranza. Questo, in estrema sintesi, il pensiero di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. Lo ha espresso in un’intervista nella quale ha fatto un’analisi sul voto delle regionali. Come non essere d’accordo. Soprattutto per chi ha una storia come la mia.
Però anche chi è cresciuto a pane e falce e martello è legittimato a farsi delle domande interrogandosi su cosa si intende per sinistra e su come dovrebbe una sinistra moderna. Una sinistra di governo, ma che non deve dimenticare di essere stata di lotta (dura e senza paura). In fin dei conti il discorso è quello fatto in un precedente articolo: il fine non deve giustificare i mezzi. La sinistra deve innovarsi e stare al passo coi tempi, ma, soprattutto, per governare non può rinunciare ai suoi valori, a partire da scuola e stato sociale. Ma, anche in questo caso bisogna essere chiari, i modelli non possono essere quelli di un tempo.
La scuola deve essere essenzialmente pubblica. Ma non me la sento di demonizzare quella privata. A patto che stia dentro a determinate regole che non possono essere decise nei salotti buoni, ma dal pubblico che, poi, dovrà avere la forza e la capacità, di verificare che i vincoli siano rispettati.
Anche il sociale deve essere moderno. Soprattutto deve avere la capacità di cucirsi addosso l’abito giusto. E, siccome, di soldi non ce ne sono poi tantissimi mi piace fare mio un termine coniato, qualche anno fa, da Simona Benedetti, assessore al Sociale del Comune di Cesena. In un’intervista disse: bisogna partire dal bisogno-bisogno. Ecco, in un periodo di vacche magre quelli che non dobbiamo dimenticare sono proprio gli ultimi.
In un momento di grande difficoltà economica sono aumentati i conflitti sociali. Ma il dato ancora più preoccupante è che la povertà è aumentata lasciando profonde fratture nel tessuto sociale. Una situazione che, se non sarà una delle priorità delle amministrazioni comunali (attuale e future) non solo non darà quelle risposte necessarie alla situazione in essere, ma potrà determinare una lacerazione nel tessuto sociale che, in alcuni casi, non è degna di un paese civile. L’obiettivo primario è, e dovrà essere, fare in modo che i bambini che fanno parte di famiglie in difficoltà abbiano le opportunità di crescita di tutti gli altri. Il rischio è quello di avere un numero alto di giovanissimi che non riusciranno a studiare e questo a sarebbe un grosso impoverimento per le città.
Questi, secondo me, sono due elementi distintivi nella sinistra. Naturalmente ce ne sono tanti altri, a partire dalla cultura che però la sinistra rischia di far diventare elitaria. I due elementi di cui sopra, ma soprattutto il sociale, poi rispondono a quello che dovrebbe essere l’imperativo di ogni governo, ma, in particolare di uno di sinistra: creare ricchezza e redistribuirla nel modo più equo possibile.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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