Politici, onesta’ intelletuale e lacche’

Il fine giustifica i mezzi o coerenza all’ennesima potenza? È una domanda che mi sono posto in continuazione in quasi quaranta anni di carriera giornalistica. Un’esperienza professionale (tra alti e bassi) che mi ha messo a contatto con tantissime persone. Tutte con caratteri diversi e da ognuno ho cercato di prendere il meglio (spesso non riuscendoci) e, di conseguenza, plasmando continuamente il mio. E sempre ponendomi la domanda iniziale: il fine giustifica i mezzi o coerenza sempre e comunque?
Pur non essendo un guerriero senza macchia (ho sbagliato molto e, quel che è più grave, spesso non ho chiesto scusa), sono sempre stato una persona che ha cercato di portare avanti le proprie idee. Senza, però, essere integralista. Anzi, essendo l’esatto contratrio. È per questo che spesso mi sono affidato alla mediazione. Che però non doveva (e non deve) essere sinonimo di accordo a tutti i costi. E quindi di arrivare al punto in cui anche il fine giustifica i mezzi.
L’importante è che alla base di tutto ci sia l’onestà intellettuale. Quella dovrebbe essere la caratteristica principale di una persona in generale e, in particolare, di un politico. Rifuggo dai lacchè, dagli opportunisti e dagli invidiosi, ma anche dai depositari della verità, dagli integralisti e dagli arroganti che spesso, questi ultimi, finiscono con l’essere deboli coi forti e forti coi deboli. Un comportamento spregevole.
È vero che un politico (ma la cosa vale anche per ogni singola persona) ad un certo punto deve decidere. Ma dovrebbe farlo al termine di un percorso che lo ha portato ad arricchire le sue conoscenze sull’argomento specifico e poi valutare non in base a convinzioni precostituite. È il momento, insomma, in cui entra in campo l’onestà intellettuale. Quella che dovrebbe portare (questo vale soprattutto per la politica e il lavoro) a scegliere i più stretti collaboratori in base alle capacità e non alla fedeltà. Va da se che la conoscenza e la condivisione delle idee di fondo sono l’elemento di base della scelta di un collaboratore. Ma un altro aspetto che dovrebbe essere ritenuto fondamentale è la personalità. Spesso,invece, si finisce col penalizzare chi ha la forza e la capacità (ma deve unirci anche l’educazione) di portare avanti le proprie idee rischiando anche di andare in contrasto col capo. Mentre è premiato lo yes man. Quello che di fatto è un orpello o, letteralmente, un lacchè. Figure, purtroppo, sempre più presenti, a tutti i livelli, ma che servono solo ad alimentare l’ego del capo o del potente di turno.

Commenta con Facebook

Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

Dialoga con l'autore di questo post