Le cose buone di un governo che non mi piace

Renzirenzrrrrerrennnnnnnnnnnnnnnnnrenzi1_editrreeenQuesto governo non mi piace, non mi è mai piaciuto e, probabilmente, non mi piacerà mai. La mia avversasione non è dettata da motivi soggettivi, ma oggettivi. Di Renzi apprezzo la determinazione, ma non il modo di metterla in pratica. Io, come lui, sono fiero e determinato, ma ho un approccio completamente diverso con le persone. È per quello che sono sempre stato distante anni luce dal messere di Firenze. Ma, essendo io un modesto blogger provinciale e lui presidente del Consiglio, non ha tutti i torti chi pensa che a sbagliare sia io. Comunque, non è questa distanza siderale il motivo del mio pollice verso all’attività del governo. Quello che non condivido è la filosofia dell’uomo solo al comando che emerge in molte riforme, a partire da quelle elettorali e della scuola. Su una cosa Renzi ha ragione: l’Italia deve cambiare per uscire dalla palude. Ma la sua ricetta, per me, è troppo spinta. Servirebbe più equilibrio anche e perché al salvatore della patria non ho mai creduto. Mi è sempre piaciuto il gioco di squadra.
Detto questo, non si può sottacere quello che di buono sta facendo il governo. Una di queste è il prestito vitalizio, provvedimento ora diventato legge dello Stato che potrebbe aiutare alcuni anziani in difficoltà. Serve, però, a mio avviso, anche un supporto a livello locale.
Il prestito vitalizio è un mutuo al contrario: un prestito per gli over sessanta garantito dall’immobile, che si rimborsa solo dopo la morte del sottoscrittore. Non si perde il possesso e l’utilizzo della casa e gli eredi decidono se estinguere o mettere sul mercato l’abitazione.
Ci sono diverse formule. Il prestito può variare dal 15 al 50 per cento del valore dell’immobile. La quota è legata anche all’età dei contraenti. Ma per poter garantire una cifra più alta si deve agire anche a livello locale. Gli interessi, prevede la legge, potrebbero essere pagati alla fine del periodo, oppure anno per anno. È chiaro, in caso di pagamento annuale la cifra stanziata sarebbe molto più alta. Però chi fa questo tipo di operazione è, generalmente, in stato di necessità e quindi avrebbe delle difficoltà ag pagare le rate annuali. E qui entrerebbe in gioco l’ente locale. In collaborazione, eventualmente, con le fondazioni bancarie potrebbe fare due cose: sollecitare le banche per far applicare un tasso agevolato e istituire un fondo (Cesena, ad esempio, potrebbe essere suo 100 mila euro) per abbattere la quota di interessi. Insomma, una sorta di fondo per l’affitto. Una distribuzione da fare a chi è solo in stato di necessità e da regolare con l’Isee in salsa cesenate.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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