Area vasta del fisco

Le tasse non sono bellissime, come disse un ex ministro dell’Economia. Ma sono necessarie. Servono per garantire la gestione della cosa pubblica. I problemi poi sono molteplici. Per prima cosa l’equità della tassazione. L’impressione che a pagare sia sempre Pantalone non è sbagliata. Del resto è arcinoto che all’altissimo livello si evasione fiscale non contribuiscono certo i dipendenti (di diverso ordine e grado) il cui imponibile è tutto sotto la lente d’ingrandimento del fisco.
Anche sulla spesa pubblica, quella finanziata dalle tasse, ci sarebbe molto da dire. È vero che in Italia il bilancio primario (quello pre interessi) è positivo. Ma su certe scelte governative più di un’obiezione potrebbe essere sollevata.
Le tasse, però, non sono solo quelle nazionali. Anzi, pesano moltissimo anche quelle locali. Ce ne sono di diversa natura. Le più note sono quelle sulla casa e l’addizionale Irpef. E sono leve fiscali alla quale le municipalità comunali sono costrette a far sempre più ricorso soprattutto per i continui tagli dei trasferimenti da parte dello Stato.
È chiaro che, avendo meno soldi a disposizione, i Comuni sono costretti ad agire sulla leva fiscale. L’alternativa sarebbe tagliare i servizi. Questo non è possibile. In molti casi, però, si potrebbe intervenire sulla spesa pubblica. Anche, se va detto, i nostri Comuni, tendenzialmente, sono virtuosi. Quindi non c’è molto margine di manovra.
Uno è quello della creazione di un Comune più leggero. Una struttura che esternalizza i servizi senza però liberalizzare. Non è una contraddizione nei termini. Prendiamo, ad esempio, le scuole dell’infanzia. Potrebbero essere tranquillamente nelle mani di privati purché rispettino determinati standard: rette, rapporto bimbi d’insegnanti, orari, livello qualitativo, ecc. Tutti limiti che deve decidere il Comune e verificare, in modo scrupoloso e continuo, che siano rispettati. Pena una serie di sanzioni che potrebbero arrivare fino al ritiro della concessione.
Per quanto, invece, riguarda le tasse, molto attuale è il dibattito su quali agire. L’addizionale Irpef è la più facile, ma, forse, la più iniqua. Non solo perché colpisce i soliti noti, ma perché, di fatto, garantisce gli evasori. Anche la prima casa è un’altra importante potenziale fonte di reddito per i Comuni. Ma, in molti casi, sarebbe una mazzata per i redditi bassi. Ed allora bisognerebbe trovare una formula (diversa dall’Irpef) con la quale poter stabilire chi potrebbe pagare e, quindi, fissare una no tax area.
Un tentativo, in tal senso, è stato fatto dal Comune di Cesena. La strada è quella di un’Isee personalizzata e con molti scaglioni. L ‘iniziativa è apprezzabile, ma è troppo complicata. Implica un impegno tale che, nella maggior parte dei casi, non giustifica il risparmio che si dovrà ottenere.
Però la strada da battere è quella se si vuole andare nella direzione di un fisco più equo. E potrebbe essere interessante se si studiasse una soluzione che potesse essere adottata da piu comuni. Per farlo non sarebbe nemmeno estremamente complicato. Si potrebbe creare una sorta di area vasta delle tasse nella quale i vari comuni si confrontano per studiare modalità comuni da applicare. Poi, ogni sindaco (e relativo assessore al Bilancio), tara le aliquote sul proprio territorio.

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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