Non sono mai stato renziano, però…

Non sono mai stato renziano e, probabilmente, non lo sarò mai. Troppe le differenze soprattutto dal punto di vista di caratteriale. Mi rendo conto che in casi come questi le scelte dovrebbero essere determinate in particolare dai contenuti. Ma questo è un mio limite dal quale (ormai) difficilmente riuscirò a guarire.

Detto questo, devo ammettere che (senza entrare nel merito dei contenuti) approvo il decisionismo del presidente del Consiglio. Un leader non può navigare a vista e, dopo il necessario confronto, deve fare una sintesi, decidere e procedere.

Nello stesso tempo, però, mi è piaciuto anche il comportamento di Bersani. Sì. lo ammetto, sono sempre stato bersaniano, così come ero prodiano. A questo punto è evidente che le mie simpatie politiche vanno a chi non è particolarmente abile nella comunicazione. Per quanto riguarda la riforma del lavoro Bersani è stato estremamente chiaro: ha detto che non la condivideva e ha fatto una battaglia all’interno del partito per cercare di cambiarla. In direzione ha votato contro, ma poi, in parlamento, si è allineato.

Io credo che questo sia il modo di intendere la politica e la società, a tutti i livelli. Premesso che il pensiero unico è da bandire, è chiaro che in tutti i campi ci deve essere un confronto e poi una sintesi. A quel punto la minoranza ha due possibilità: allinearsi o andarsene. Alla fine non può esistere il grigio, o è nero o bianco.

E’ anche per questo che non solo non ho mai criminalizzato le correnti, ma, anzi, le ho sempre ritenute una ricchezza. A patto che non siano uno strumento di potere.

Va da se che in un grande partito, ma anche in uno piccolo o in una grande o piccola impresa, ma anche in tutta la società non tutti la possono pensare allo stesso modo. Ed allora è logico ritenere e approvare che chi si riconosce in una linea di pensiero debba fare fronte comune per portare avanti il proprio disegno, la propria visione e cercare di farla passare. Serve però molta onestà intellettuale. Il collante deve essere l’idea, non la persona. Molte spesso (anzi quasi sempre) invece succede il contrario: le correnti si riconoscono in persone che portano avanti battaglie che poi sono finalizzate al potere che è direttamente proporzionale con il peso della propria rappresentanza.

Mi rendo conto che, per come vanno le cose, può apparire come una visione romantica, soprattutto (ma non solo) della politica. Ma il problema è proprio questo: la palude che spesso porta ad impantanare o annacquare le decisioni. Nello Stato, nelle Regioni, nei Comuni, nelle aziende (private o pubbbliche) servono decisioni. Non è detto che tutte siano quelle giuste, ma la palude sarebbe peggio.

 

 

 

 

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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