Il Festival del Cibo di Strada va benissimo, ma al turismo romagnolo serve più identità – di Davide Buratti

Più idendità. E’ quello che serve alle città romagnole, in particolare a quelle dell’entroterra. L’impressione è che l’offerta sia un po’ troppo generalista per attirare quel turismo (non di massa) che ha ancora una discreta (e importante) capacità di spesa.

Prendiamo Cesena. Indubbiamente è una bella città. Ha un centro storico che è un gioiellino, la parte storica è a dir poco affascinante e ha una sua caratteristica: non c’è una sola strada dritta. Tutto è magnificamente irregolare e confuso.

Ha ragione Andrea Sirotti Gaudenzi quando, nel volume “L’eccidio di Cesena”, scrive: “Parlare di Cesena è un po’ come parlare di una bella donna silenziosa e riservata. Il fascino che esercita questa città è forse proprio legato al fatto di essere nascosta, strana, diversa da tutti gli altri aglomerati urbani che si trovano sulla via Emilia. Percorrendo quella strada, che taglia a metà tante città ordinate, si attraversano centri storici simili tra loro nella forma, nei colori e nelle luci. Ma Cesena è una sorpresa. Se non la si cerca non la si trova. A Cesena non ci si imbatte mai per caso”. È anche per questo che Sergio Zavoli l’ha definita una città “segreta”. Inoltre ha spazi bellissimi, a partire dalla Malatestiana. C’è poi la stupenda piazza del Popolo, la Rocca, il Bonci, la Inoltre il territorio ha una ricchezza enogastronomica (a partire dalla piadina) da far invidia ad aree nazionali molto più blasonate e, per quello, giustamente indicate in tutte le guide.

Piazza del Popolo a Cesena

Cultura ed enogastronomia sono due elementi complementari, si integrano perfettamente in una proposta turistica di qualità. Invece, a Cesena, l’impressione è che non siano sufficientemente legate. Viaggiano ognuno per conto suo.

Prendiamo, ad esempio, il festival del Cibo di Strada. Ha avuto un successo straordinario (ormai non è più una novità) ed ha prodotto importanti risultati per tutto l’indotto. Ma, visto il successo, potrebbe dare molto di più se fosse più legato alla città e al territorio.

Ecco, è questo l’obiettivo che si deve ricercare: trovare una sinergia fra cultura ed enogastronomia cercando, nel contempo, di valorizzare le bellezze della città. Ad esempio la stupenda piazza del Popolo è sottoutolizzata ed è un peccato. Poi c’è il percorso Cesuola che è qualcosa di incantevole, ma che è un illustre sconosciuto. Potrebbe essere, ad esempio, l’ideale per ospitare artisti di strada che ormai sono un richiamo in molte capitali europee. Il ponte Carlo di Praga avrebbe molto meno fascino senzaquegli artisti. Quegli artisti potrebberio essere la ciliegina sulla torta di un’offerta che vede unire cultura e enogastronomia. Ma il ventaglio di proposte potrebbe essere piuttosto ampio. L’importante è muoversi.

E per farlo si potrebbe sfruttare il management di Cesena Fiera.

Il sindaco ha fatto benissimo ad affidarsi a Renzo Piraccini. E’ un manager capace ed esperto. Ma guai a pensare che possa essere solo il pilota del futuro Macfrut. Piraccini oltre ad avere esperienza manageriale ed una profonda conoscenza del territorio, per lavoro ha frequentato moltissimi paesi, quindi ha quelle conoscenze necessarie per disegnare proposte innovative per il territorio. Nello stesso tempo, credo, continuerà a valorizzare l’enorme patrimonio di conoscenza dei suoi diretti collaboratori. Nel caso specifico dei componenti del cda. Fra l’altro pare che in arrivo ci sia un ingresso che, in questo senso, potrebbe garantire un ulteriore salto di qualità.

Davide Buratti

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Davide Buratti

Davide Buratti, giornalista professionista, fondatore della Cooperativa Editoriale Giornali Associati che pubblica il Corriere Romagna, di cui dal 1994 e per 20 anni è stato responsabile della redazione di Cesena. Oggi in pensione scrive di politica, economia e attualità a 360 gradi nel suo blog per Romagna Post. Per contatti utilizzate il box commenti sotto gli articoli. 

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