Un documento inedito: il testamento spirituale di Mario Romeo, fucilato il 26 luglio 1944 a Pievequinta, al figlio Rosario

Sabato 26 luglio 2014 sono stati ricordati i Caduti dell’eccidio di Pievequinta con due diverse e partecipate iniziative. Una a Pievequinta, alla quale ha partecipato il sindaco Davide Drei, dove l’epigrafe del monumento che sorge sul ciglio di via del Cippo ricorda con queste parole i dieci antifascisti trucidati per rappresaglia dai nazifascisti: “Qui il 26 luglio 1944 al di sopra delle bandiere, delle razze, delle fedi, affratellati dalla morte, caddero perché la libertà patrimonio degli uomini e dei popoli illuminasse il volto rinnovato della Patria”. L’altra si è svolta presso la parrocchia di Donicilio, località del Comune di Verghereto dalla quale provenivano due dei fucilati di Pievequinta, il parroco don Francesco Babini e il suo colono Riziero Bartolini, accusati di aver dato rifugio, fra gli altri, a Hinton Brown, un pilota sudafricano che si salvò lasciandosi con il paracadute quando il suo ereo venne abbattuto il 3 luglio 1944 atterrando in una zona vicina a Sarsina. Siccome era presente il figlio del pilota, Chris Brown, giunto appositamente dal Sudafrica, quando mi è stato data la possibilità di intervenire da parte del sindaco Guido Guidi e di Alberto Merendi, che con efficacia avevano rievocato la storia di quei drammatici giorni, mi è sembrato giusto ricordare il testamento spirituale che uno degli uccisi di Pievequinta, Mario Romeo, scrisse al figlio adolescente Rosario il 24 agosto 1943, circa un anno prima della morte. Usando un italiano che oggi può sembrare un po’ superato ma di rara efficacia e attualità, scrisse al piccolo Rosario: “…questi righi vergo per te alla vigilia di una grande lotta, lotta di pace, di vita di voi bimbi figli di lavoratori e operai. È dinanzi ai nostri occhi che noi vediamo crollare le nostre sacre case; è ai nostri orecchi che giungono le invocazioni di aiuto di tanti bimbi travolti dalle macerie e che là sotto chiuderanno gli occhi alla luce. Inermi non si può restare. È necessario pugnare e tuo padre accude alla lotta incurante di ogni rischio, votato ad ogni sacrificio pur di salvar tanti bambini che mi ricordano te che sei lontano. (…) Rosario la vita è assai più bella quando è vissuta con sentimento di altruismo. Non essere pago, quando ti vedi contento pensa che c’è chi soffre, non passare dinanzi al bisognoso senza fargli omaggio del tuo aiuto materiale e morale. Non isdegnare di pugnar lotta in difesa del debole. La vita non è esclusivamente nostra, nulla giammai deve essere egoisticamente nostro, ma spendere e donare per gli altri è una virtù sublime. (…) Ama il rischio. Non immiserirti in amicizie di gente oziosa e chiaccherona, ama chi produce, non accompagnarti a vili, né a malfattori far paia.
Ti benefico figlio mio e se questa mia ti sembrerà un po’ sconclusionata non badare, è la quarta che cerco di fare ma la commozione non so vincere, sto pensando che se leggerai questa vuol dire che io non sarò più. Tanti baci tuo padre “.
Purtroppo fu così. Dopo oltre settant’anni ho ritenuto opportuno far conoscere questo straordinario documento finora rimasto inedito.

Gabriele Zelli
Sindaco di Dovadola

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