Politica agricola comunitaria, cosa cambia per gli agricoltori?

La riforma della politica agraria comunitaria è un cambio importante per tutto il settore, che rimette al centro dell’Europa l’attività dei produttori. In questa intervista Stefano Patrizi di Legacoop Romagna ci racconta cosa cambia per le cooperative e i loro soci, tra opportunità di sviluppo e un nemico dietro l’angolo: l’aumento dei carichi burocratici. Questa intervista è apparsa sul numero 2/2014 del mensile La Romagna Cooperativa che può essere scaricato dal sito di Legacoop Romagna.

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L’ex ministro e attuale presidente della commissione agricola del parlamento europeo, Paolo De Castro, ha dichiarato sulla Pac che questa riforma rappresenta un risultato importante per l’agricoltura europea, e italiana in particolare, perché riuscirà a dare nuova centralità al lavoro e all’impresa, puntando su giovani e ambiente, semplificando la parte burocratica e garantendo un ruolo di responsabilità agli Stati membri.
Quali sono le misure della nuova Pac che vanno nella direzione auspicata dalle cooperative e, in generale, dagli operatori del settore? Ne parliamo con Stefano Patrizi di Legacoop Romagna, che segue il settore agroalimentare insieme a Gilberto Grazia e Antonio Zampiga.
Gli agricoltori si aspettavano tagli pesanti. Sono stati confermati?
I tagli al budget della PAC, anche se molto impattanti, sono stati inferiori a quanto prospettato all’inizio del dibattito in sede europea. Nelle linee d’indirizzo europee vi sono importanti aperture per quanto riguarda la gestione del rischio, le filiere, le aggregazioni, l’internazionalizzazione, la ricerca, il riconoscimento dell’importanza della creazione di lavoro e delle grandi imprese cooperative. Sono potenzialità, non scontate, che devono essere colte attraverso un recepimento corretto da parte dello Stato italiano e della nostra Regione, tenendo in considerazione le esigenze del movimento cooperativo. Su questo continueremo a vigilare, affinché gli sforzi fatti in sede europea vengano concretizzati dalle politiche territoriali. In questo senso è importante l’impegno della Regione a raddoppiare le risorse di propria competenza rispetto ai precedenti 7 anni.
Quali sono invece gli elementi problematici o non condivisibili?
Vi è un forte rischio che la burocrazia aumenti, anziché calare: per esempio, i regimi di pagamento passeranno da 4 a 8!. Servono in questo senso scelte che evitino il proliferare di pratiche il cui costo burocratico sia maggiore del beneficio economico. Siamo preoccupati per l’insufficienza delle risorse postate dal Governo a oggi sulla gestione del rischio: queste sono in grado di coprire solo la parte relativa alla spesa assicurativa classica; senza altre risorse, quindi, i fondi di mutualità rimangono promesse sulla carta e niente di più.

 Impegna circa il 40% del bilancio dell’Unione Europea ed è in vigore sin dal Trattato di Roma che istituì il mercato comunitario nel 1957: la Politica Agricola Comune (PAC) è uno dei cardini su cui è costruito il progetto di integrazione continentale e ancora oggi l’agricoltura è l’unico settore produttivo sostenuto praticamente solo a livello europeo, contrariamente alla maggior parte degli altri comparti che accedono anche a risorse nazionali.  Nata con l’obiettivo dichiarato di stimolare la produzione di derrate alimentari e assicurare il cibo a tutti gli europei, garantendo allo stesso tempo un tenore di vita dignitoso agli agricoltori, la PAC ha progressivamente assunto nuove finalità, come la sicurezza del consumatore, la tutela dell’ambiente e dell’assetto idrogeologico, la stabilizzazione dei mercati e lo sviluppo rurale. Oggi la politica agricola comune si rivolge a 12 milioni di agricoltori europei a tempo pieno: essa interessa il 77% del territorio dell’UE, 15 milioni di imprese agricole ed agroalimentari e 46 milioni di posti di lavoro, ma anche 500 milioni di cittadini-consumatori.


Impegna circa il 40% del bilancio dell’Unione Europea ed è in vigore sin dal Trattato di Roma che istituì il mercato comunitario nel 1957: la Politica Agricola Comune (PAC) è uno dei cardini su cui è costruito il progetto di integrazione continentale e ancora oggi l’agricoltura è l’unico settore produttivo sostenuto praticamente solo a livello europeo, contrariamente alla maggior parte degli altri comparti che accedono anche a risorse nazionali. Nata con l’obiettivo dichiarato di stimolare la produzione di derrate alimentari e assicurare il cibo a tutti gli europei, garantendo allo stesso tempo un tenore di vita dignitoso agli agricoltori, la PAC ha progressivamente assunto nuove finalità, come la sicurezza del consumatore, la tutela dell’ambiente e dell’assetto idrogeologico, la stabilizzazione dei mercati e lo sviluppo rurale.
Oggi la politica agricola comune si rivolge a 12 milioni di agricoltori europei a tempo pieno: essa interessa il 77% del territorio dell’UE, 15 milioni di imprese agricole ed agroalimentari e 46 milioni di posti di lavoro, ma anche 500 milioni di cittadini-consumatori.

La nuova Pac prevede un incremento dei finanziamenti per lo sviluppo rurale: come ci si potrà accedere e che progetti servono?
Si, anche se la differenza non è molta rispetto al quadro precedente. Una volta che la Regione Emilia-Romagna, dopo che lo avrà fatto lo Stato, avrà terminato la fase consultiva, e prodotto i regolamenti conseguenti, le imprese che hanno progetti coerenti con le linee di sviluppo previste potranno presentare domanda. Valutiamo positivamente che nella ripartizione delle risorse si sia tenuto conto del bisogno fondamentale di aumentare la competitività delle imprese.
Sulla pagina della Pac dell’Unione europea c’è scritto che la politica agricola dell’UE ha numerosi obiettivi: aiuta gli agricoltori non soltanto a produrre alimenti, ma anche a proteggere l’ambiente, migliorare il benessere degli animali e mantenere economicamente vive le comunità rurali. Tra gli elementi in gioco c’è quindi una maggiore attenzione agli aspetti legati all’ambiente, come la diversificazione delle colture o la creazione di aree ecologiche: a che punto sono i produttori delle nostre cooperative?
Da tempo la politica agricola comunitaria investe sulle tematiche ambientali. Ovviamente l’integrità ambientale del pianeta è una priorità, e il settore agricolo in particolare rischia di pagare un prezzo altissimo al cambiamento climatico. Ciò su cui continueremo a lavorare è che questa priorità venga affrontata con un approccio pragmatico che concili il diritto dei produttori e delle cooperative ad avere uno sviluppo più sostenibile e, allo stesso tempo, economicamente efficiente. Il rischio che si è corso è che le risorse destinate allo sviluppo dell’agricoltura finissero per essere usate per altri scopi.
Giovani e accesso alla professione: la Pac sembra andare nella direzione di incentivare le giovani generazioni a impegnarsi nel settore agricolo. Cosa può fare Legacoop per sostenere questo obiettivo, visto che da tempo è impegnata sul tema del ricambio generazionale?
Il tema è centrale: Legacoop deve continuare a impegnarsi nel dare il proprio contributo alla formazione di giovani imprenditori agricoli e cooperatori, con competenze e valori adeguati ad affrontare il futuro. Le persone fanno la differenza nelle imprese, non dimentichiamolo mai. Ricordo che Legacoop si sta impegnando nel progetto nazionale ‘Banca della Terra’ per salvaguardare le produzioni a più alto valore aggiunto conferite alle cooperative da quei terreni di proprietà dei soci più anziani e che rischiano di rimanere incolti o non adeguatamente valorizzati. Bisogna comunque tener presente che attualmente i margini economici dell’attività agricola rischiano di essere insufficienti a remunerare l’alto costo del lavoro del nostro Paese.

a cura di Paolo Pingani

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