La Maestra – di Fiorenzo Barzanti

Storie vere di vita contadina sulle colline romagnole di Cesena. Fine anni 50 – inizio anni 60.

rpfoto15Fiorenzo Barzanti ( barzanti.fiorenzo@gmail.com) riproduzione vietata

Negli anni 50 , a San Tomaso una paese sulle prime colline cesenati vi era una bella scuola elementare. In una sola aula c’erano tutte le classi (dalla prima alla quinta). A seconda degli anni in tutto non eravamo più di 15/16 alunni. Le famiglie erano sparse nelle campagne ad alcuni bambini/bambine per essere a scuola alle 8,30 partivano da casa due ore prima. Abbinata alla scuola c’era la casa della bidella la Madalena ( Maddalena) che aveva anche il telefono pubblico ( allora la SIP). Pensate , quelle poche volte che riceveva una chiamata , la Maddalena partiva a piedi ed andava a chiamare la persona richiesta. Giunta nei pressi chiamava l’interessato ad alta voce. Tutti sentivano e qualcuno esclamava : i là ciamè a e talefan , un sarà suzest qauicosa ? (l’hanno chiamato al telefono, non sarà successo qualche cosa ? ). Quando a scuola c’era l’intervallo , tutti uscivamo dalla cucina della bidella ( che comunicava con l’aula) . Vi era un secchio di acqua potabile con la mescla ( mestola) dove ogni alunno beveva. In primavera appena usciti ci toglievamo le scarpe perché portarle era un supplizio. Il primo maestro fu il grande maestro Montanari (morto qualche anno fa). Era alto ed austero, severo ma giusto. Ricordo quella volta che ci fece fare un esercizio dopo averci insegnato quando mettere la h davanti alla a. Passò a controllare dall’ultimo banco e tac! una sberla perché l’alunno aveva sbagliato. Proseguì ed una sberla al secondo, quindi al terzo e poi a me. Ma io avevo fatto bene . Quando il maestro se ne accorse con grande dignità mi chiese scusa. Ma la più famosa era la maestra Guiducci che veniva a scuola con la machina ad piaza (oggi si direbbe taxi). Sirri infatti a quei tempi aveva la Sita ed una macchina grande nera con la quale portava a scuola le maestre di San Tomaso, Siano , Carpineta. Una giornata di gennaio ci fu una grande nevicata. Finita la scuola, il bravo Sirri non riuscì a salire con l’automobile. Continuò a nevicare fino a sera e tutta la notte. Le due maestre rimasero bloccate e furono costrette a dormire nella scuola. Alla sera i contadini fecero a gara per portagli da mangiare (cappelletti in brodo e coniglio con le patate). Finito di mangiare azionarono un giradischi e nell’aula cominciarono a ballare fino a mezzanotte. Gli uomini cercavano di fare i galletti. Tutti si stupirono perché le maestre ballavano bene. Qualcuno diceva: par forza al ven da la zità (per forza vengono dalla città). Se la moglie sentiva, subito ribatteva : pensa che a me um toca a durmì cun te (pensa come sono sfigata io che devo dormire con te). Era usanza per i contadini fare qualche regalo alle maestre ogni tanto: un coniglio, una gallina, qualche uova, la frutta in estate. Quando una maestra riceveva troppe galline, diceva al contadino : tienila da parte che è la mia , ti dico io quando me la devi dare. Di qui il detto che avrete sentito all’epoca a casa di qualche contadino : quela l’è la galena dla maestra ( quella è la gallina della maestra).

Commenta con Facebook
Fiorenzo Barzanti

Fiorenzo Barzanti

Ingegnere, vive a Cesena. Ha lavorato per oltre 30 anni in aziende private di livello nazionale ricoprendo diversi ruoli fra i quali: Direttore di Produzione, Direttore Commerciale, Direttore Generale. La sua vera passione è il Settore Commerciale nel quale ha sviluppato una profonda conoscenza e professionalità e per il quale svolge consulenza aziendale. Ha scritto il libro; ‘’Vendere è come farsi la barba, se non lo fai tutti i giorni diventi un barbone’’. Figlio di contadini , coltiva la passione per il dialetto romagnolo e scrive storie vere di vita contadina sulle colline romagnole di Cesena fine anni 50 – inizio anni 60. (e-mail barzanti.fiorenzo@gmail.com) 

Dialoga con l'autore di questo post