Perché vogliamo il Comune Unico

Un piano strategico per il Comune Unico, una Casa della Salute, l’attivazione di un sistema di welfare society. Con un Comune più grande e quindi sufficientemente dimensionato si potrebbero fare cose importanti per il benessere di una comunità, offrire servizi che lo Stato da ormai una ventina di anni non riesce più a dare. In sostanza, garantirsi un futuro.

Così Stefano Zamagni ieri sera all’incontro promosso dal Comitato per il SI alla Fusione dei Comuni di Savignanno sul Rubicone e San Mauro Pascoli svoltosi alla Sala Allende a Savignano sul Rubicone. Un incontro che ha destato ampio interesse nel pubblico tra cui erano presenti rappresentanti delle Amministrazioni della Valmarecchia, in particolare del Comune di Novafeltria, e di Forlimpopoli e Bertinoro che stanno affrontando nei loro territori il tema della fusione.

Nel suo intervento tecnico, benché di facile ascolto, e con una prospettiva di lungo termine l’esperto ha spiegato perché andare a fusione fornendo cinque buoni motivi per procedere: il taglio dei costi ovvero la possibilità che la fusione consenta le cosiddette “economie di scala” (produzioni più “grandi” sono in grado di ammortizzare meglio i costi fissi); l’aumento del potere negoziale di un grande comune rispetto a quello di un comune piccolo; la possibilità, grazie al nuovo dimensionamento, di attivare un sistema di welfare society quale antidoto alla privatizzazione della sanità verso la quale stanno già andando alcuni paesi europei. Il sistema della welfare society si articola in un triangolo ai cui vertici

siano collocati l’Ente Pubblico, la business community e le organizzazioni della società civile, del volontariato, le cooperative e le imprese sociali, tre dimensioni che agiscono in un contesto di sussidiarietà circolare per garantire quello che il welfare statale assicurava fino agli anni ’90 con un sostenibile debito pubblico: la sanità, la scuola, l’assistenza ai non autosufficienti e la pensione. Un esempio di realizzazione della welfare society, ha spiegato il professore, sono le Case della Salute che forniscono la cosiddetta “sanità leggera” (cure odontoiatriche per i bambini, prelievi del sangue…) senza la necessità di un ospedale.

Un altro buon motivo per fondersi, la possibilità di darsi il Piano Strategico, inutile ed impraticabile sotto la soglia dei 30/35 mila abitanti ma fondamentale per il futuro di una comunità. Un esempio virtuoso in questo senso, ha segnalato il relatore, ci viene dato dal Comune di Cervia che il 28 giugno approverà il proprio Piano Strategico.

Buon ultimo il principio della valorizzazione del patrimonio turistico come fattore di sviluppo e come bene di investimento in grado di produrre ricchezza.

Non siete gli unici in Emilia Romagna che andate a fusione – ha poi continuato Stefano Zamagni – ma i primi in Romagna e dovete andare orgogliosi di questo primato. Tuttavia, in caso di vittoria, non dovete cullarvi sugli allori. Se la fusione riuscirà – e io ve lo auguro – dovete rimboccarvi le maniche per assicurare al vostro comune non una mera fusione amministrativa ma quel primato che 900 anni fa apparteneva a tutti i comuni italiani. Ovvero il primato della politica che nel tempo la storia ha tolto al territorio per darlo agli stati nazionali ma che oggi gli sta restituendo. Una grande occasione per prendere in mano il proprio futuro”.

Lorenzo Campana,
 Comitato per il Sì

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