Fusione Banca di Romagna, intervengono i Sindaci di Faenza e Lugo

Non abbiamo alcuna pregiudiziale circa ipotesi che possano portare in futuro anche all’eventualità di progetti di fusione o ad altre operazioni societarie che coinvolgano Banca di Romagna. Ma è del tutto inaccettabile ogni decisione assunta in maniera unilaterale e senza un preventivo confronto con le rappresentanze territoriali, istituzionali e non

Le Amministrazioni comunali e i Sindaci non si occupano in maniera diretta del governo degli istituti bancari, la cui autonomia va preservata. Il rispetto per questo principio non esclude in ogni caso, di dover vigilare sui delicati passaggi presenti e futuri, valutando le possibili ricadute che potrebbero determinarsi nei processi di erogazione del credito a favore delle imprese e delle famiglie del territorio, oltre alle prospettive occupazionali per i dipendenti di Banca di Romagna. In un momento quantomai difficile, ciò che ci preme sono le strategie di rilancio dell’economia dei nostri territori, in un quadro in cui il ruolo delle banche assume un’importanza fondamentale nel sostenere le aziende e le famiglie attraverso servizi adeguati. A maggior ragione la nostra attenzione non può non essere massima nel momento in cui si determinano i destini di un istituto come Banca di Romagna, il cui legame storico con le nostre comunità attraverso l’attività delle Fondazioni ha sempre rappresentato un valore aggiunto.

In questo quadro, e in un’ottica di rafforzamento del sistema bancario, non abbiamo alcuna pregiudiziale circa ipotesi che possano portare in futuro anche all’eventualità di progetti di fusione o ad altre operazioni societarie che coinvolgano Banca di Romagna. Ma è del tutto inaccettabile ogni decisione assunta in maniera unilaterale e senza un preventivo confronto con le rappresentanze territoriali, istituzionali e non. Passaggi importanti come quelli di ieri che si consumano senza alcuna preventiva condivisione e dissattendendo, come pare, i patti parasociali tra le Fondazioni dei territori di riferimento insieme a consolidate consuetudini istituzionali, appaiono come vere e proprie forzature. Se l’intento è, e rimane, il raggiungimento di qualsivoglia obiettivi di maggiore unità e consolidamento, decisioni assunte in questo modo vanno palesemente in senso opposto, rischiando di provocare contapposizioni laceranti ed alimentare sospetti e diffidenze reciproche. Ci auguriamo quindi che tutti gli attori in campo sentano la responsabilità di dover ripristinare fin da subito modalità più consone ad un proficuo e condiviso confronto. Noi ci adopereremo per questo.”

 

Giovanni Malpezzi

Raffaele Cortesi

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