Intervista al presidente di Aster Coop, Livio Nanino

Astercoop, cooperativa nazionale con un forte radicamento a Forlì-Cesena, sta diventando uno dei punti di riferimento per la logistica in Italia e non solo, con un percorso di crescita che non si ferma. Ultimo entrato è il magazzino Coop di Anzola Emilia. «Il nostro punto di forza sono i soci», dice il presidente Livio Nanino, che traccia le sfide future e fissa un appuntamento importante per il 2013: il venticinquesimo anniversario.

Astercoop Assemblea (20 di 30)

Il Presidente di Astercoop, Livio Nanino

 

Una cooperativa vera, che crede nella formazione dei soci e nei valori della mutualità; una cooperativa che negli ultimi anni è cresciuta molto, acquisendo quote sempre più ampie di mercato. el 2013 Astercoop festeggia il venticinquesimo anniversario. Un traguardo importantissimo per l’azienda, che ha sede a Udine, dove è nata, ma è fortemente radicata anche a Forlì-Cesena, dove lavorano più di 270 dei circa 900 soci. Astercoop, infatti, gestisce la logistica dei magazzini Electrolux di Forlì e Centrale Adriatica di Pievesestina. Abbiamo intervistato il presidente, Livio Nanino.
Come è andato il 2012?
Il compito che ci eravamo prefissi era quello di riportare in equilibrio la gestione aziendale dopo la forte crescita che c’era stata nel 2011. Quel programma viene oggi confermato dai risultati di preconsuntivo del 2012, che disegnano un sostanziale pareggio.
Quest’anno chiuderemo con un +10% rispetto al 2011, quando fatturammo circa 33 milioni. La novità è l’acquisizione del magazzino Centrale Adriatica di Anzola Emilia, che nel 2013 dovrebbe garantirci un ulteriore 10% di crescita.
Pensate di continuare a investire per espandervi?
In realtà avevamo rallentato l’attività commerciale e deciso di prenderci una pausa, ma grazie agli investimenti e alle scelte che abbiamo fatto in passato veniamo cercati dai clienti, senza bisogno di esplorare ulteriori opportunità.
Che caratteristiche ha il nuovo cantiere di Anzola?
È un magazzino che per certi aspetti presenta analogie con quello di Cesena, per cui pensiamo di riuscire a fare bene e mettere a frutto l’esperienza acquisita. Le parole chiave per noi sono sempre sicurezza, formazione e investimenti per migliorare il lavoro dei soci. È una posizione invidiabile, ma siamo consci del fatto che non bisogna farsi prendere la mano.
Negli ultimi anni avete seguito un processo di crescita continua. E adesso?
Sappiamo che è un momento decisivo per la nostra impresa. Il fatto che ci cerchino è positivo, ma bisogna anche avere il senso della misura. La cooperativa è un’impresa che ha delle caratteristiche ben precise, che vanno comprese e rispettate. Inserire e formare un socio, farlo diventare parte della cooperativa, è cosa ben diversa dall’inserire un dipendente.
Secondo lei c’è un limite a quanto possono crescere le cooperative?
Non so se c’è un limite alla crescita delle cooperativa, ma la velocità di crescita deve essere compatibile con la propria natura.
Se non ce l’avesse chiesto Centrale Adriatica, che è sicuramente il nostro cliente più importante, non so se in questo momento avremmo accettato. Abbiamo declinato altre offerte, anche molto allettanti. Non si tratta solo di consolidare un’organizzazione, ma di consolidare i nuovi soci.
Non è un modello troppo costoso?
Il percorso di inserimento nella compagine sociale significa investimenti notevoli, in termini di formazione e informazione. È sicuramente un modello che drena risorse, però poi ripaga nel lungo periodo.
Quale ritiene sia il vostro punto di forza?
Il punto di forza principale sono i soci. Forse può sembrare banale dirlo, ma lo sono per il modello che abbiamo scelto. Noi abbiamo fatto la scelta di competere nel mercato della logistica senza chiuderci in una nicchia, confrontandoci con aziende multinazionali. Questo ci è costato molto, in termini di impegno e di sacrifici. Avremmo potuto speculare di più e spendere di meno in formazione, ma avremmo sicuramente ottenuto nel lungo periodo dei risultati inferiori. Credo che il livello culturale che c’è all’interno della nostra impresa, il senso di appartenenza, la conoscenza, la competenza, la responsabilità che vengono messe quotidianamente dai soci di Astercoop nel lavoro siano il vero vantaggio su qualsiasi competitor, proprio perché tutto ciò viene fatto in maniera consapevole da tutti. Da questo punto di vista ci sono anni di formazione che non si improvvisano.
Quali sono le sfide future?
Siamo un’azienda ormai nazionale, ma forse è ancora troppo poco. È impensabile in un settore come la logistica vivere territori piccoli. La logistica per sua natura collega e deve per forza pensare a territori vasti. La sfida è quella del radicamento territoriale, che è tipica delle cooperative, ma è anche la sfida più difficile.
Essere cooperativa di Udine, Bologna, Forlì, Cesena, Treviso e Milano non è semplice. Riuscire ad essere presenti nei territori è la sfida dei prossimi anni. Non essere identificati per la sede legale, ma essere veramente dei territori dove vivono i nostri soci è la sfida più importante ed è anche il segreto del nostro successo.
E all’estero? Ci pensate
Abbiamo qualche interesse all’estero, per il momento più abbozzato che concreto, perché i nostri clienti molto spesso sono multinazionali e quello che riusciamo a proporre in Italia incuriosisce sicuramente anche in altri Paesi.
Torno al discorso di prima, però: bisogna avere il coraggio sufficiente per fare le cose che si possono fare, e allo stesso tempo il senso della misura, sapendo che quando si gestisce una cooperativa la si gestisce per conto terzi e bisogna badare prima di tutto all’interesse dei soci.
Nel 2013 compirete 25 anni. Come vivrete questo momento e cosa state organizzando?
Sicuramente ci saranno delle iniziative che ricorderanno questo momento, anzi un susseguirsi di iniziative durante l’anno.
Il momento dell’assemblea verrà particolarmente curato, è ancora in costruzione e stiamo mettendo sul piatto le idee. È un obiettivo decisivo per noi, ed è una tappa che coincide con la seconda vita della cooperativa, che prende e consolida una dimensione nazionale.
Lo viviamo come un traguardo simbolico e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza per tutti noi.

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