L’ha ordinato il dottore, anzi la BCE

Una volta si diceva “‘ha detto il dottore” per fare riferimento a qualcosa di indiscutibile. Oggi il ruolo è stato assunto dall’Europa e dai Mercati.

Tuttavia non è chiaro cosa si intenda con queste due entità. La sensazione è che per “Europa” i media alludano alla cosiddetta troika (Unione, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) e che per “Mercati” si pensi alle principali borse valori e alle agenzie di rating. I partiti politici in genere accettano i precetti che derivano dalla coppia Europa-Mercati senza metterli in discussione, nella migliore delle ipotesi si ripropongono di calmierare gli effetti economici e sociali di tali politiche.

Alcuni movimenti rilanciano velleitarie uscite dall’euro e dal consesso europeo. Tra i pochissimi che hanno studiato ed elaborato politiche alternative, è la Rete europea degli economisti progressisti, che si è costituita a fine 2012.

Dopo un lungo lavoro, gli studiosi hanno prodotto un documento in 6 punti che purtroppo è stato ignorato da tutti. Per cominciare si propone di rovesciare le politiche di rigore, con l’Europa chiamata a stimolare la domanda e non a esigere tagli draconiani. Si suggeriscono inoltre misure redistributive dei redditi, attuate tramite una progressiva armonizzazione dei regimi fiscali.

Sul lato finanziario, la Bce dovrebbe diventare un prestatore di ultima istanza per i titoli di Stato e si chiede una tassazione più severa sulle speculazioni finanziarie.

Gli ultimi due punti sono più programmatici e si riferiscono alle opportunità, anche occupazionali, di una transizione ecologica e alla necessità di invertire la tendenza di concentrare il potere nelle mani di pochi soggetti, per giunta esenti dal controllo democratico.

Sarebbe una buona piattaforma elettorale, ma i partiti sembrano invece rivolti all’occupazione di posti. Si mira al potere, non agli interessi dei cittadini.

Fabio Gavelli

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